Dipinto

Di seguito alcuni spunti sulla parola di Dio rispetto all’essere genitori cristiani oggi e come possiamo supportare l’educazione dei propri figli verso un cammino di fede. Quindi, come affrontare le difficoltà quotidiane come ci insegnò la famiglia di Nazareth.
Come diceva Gesù: «Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena».

Scopri anche le preghiere per i figli.

MOSTRATEGLI CHE LO AMATE

«In questo sta l’Amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi… Noi amiamo, perché Egli ci ha amati per primo» (1 Gv 4,10.19).

Amare per primi come Dio ama, ecco lo stile dei veri educatori ed è il segreto per creare in famiglia il clima di Nazaret. Il requisito più necessario e più importante per educare i giovani è l’amore. Il tipo di amore di cui il ragazzo ha bisogno potrebbe essere riassunto con la seguente frase: «Ragazzo mio, ti voglio bene non per quello che fai o per quello che non fai, ma perché sei tu». Ecco l’amore incondizionato. Ci sono alcuni suggerimenti che possono aiutare a metterlo in pratica:

‘ Disapprovate le azioni compiute dal ragazzo quando lo meritano, ma non disapprovate mai ciò che lui è.

‘Lodate il ragazzo più per quello che è, che non per quello che fa.

‘Mostrategli che gli volete bene. Amare non basta; dovete fare in modo che il ragazzo ne sia consapevole e se ne accorga. Certe volte è sufficiente un sorriso. E’ possibile raggiungere questo scopo mediante un’infinità di azioni e di piccoli gesti.

AMIAMO DAVVERO I NOSTRI RAGAZZI?

«Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio; chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore» (1 Gv 4,78).

Il vero amore parte da Dio e porta a Dio. E allora ecco un esame di coscienza: amiamo davvero i nostri ragazzi?

* Li amiamo perché hanno delle doti, perché sono belli, ben educati, intelligenti? Sarebbe un amore troppo umano che rischia di ingenerare preferenze.

* Li amiamo perché sono nostri e perché li vogliamo plasmare come ci pare? Che delusione allora quando raggiungeranno la loro indipendenza e si sottrarranno alla nostra influenza!

* Li amiamo perché li abbiamo educati ad agire sempre in vista di farci piacere? Anche questo sarebbe un amore puramente umano. «Genitori ed educatori diceva il Card. Mercier non prendiamo il posto di Dio».

Se ricordiamo che ogni ragazzo è un figlio di Dio e per lui il Signore ha dato la vita sulla croce, riusciremo ad amarlo come lo ama Dio.

AMARLI FINO AL SACRIFICIO

«Se Io, Maestro e Signore, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Io vi ho dato l’esempio, perché voi facciate come Io ho fatto con voi » (Gv 13,1415).

Gesù ha amato i suoi fino all’impossibile e l’ha dimostrato abbassandosi, servendo per primo e sacrificando la propria vita.

Sull’esempio di Gesù, educare i ragazzi è facile per chi sappia dare loro fiducia e amarli veramente fino al sacrificio di sé. Ordinariamente l’ostacolo ai buoni rapporti nell’educazione è proprio l’incapacità di amare i giovani fino al sacrificio. I genitori spesso fanno consistere il loro amore nel procurare ai figli ogni benessere materiale, e gli educatori nella competenza professionale. Essi invece vogliono trovare in loro gli amici a cui confidare i problemi personali, la guida sicura nelle difficoltà che la vita presenta loro con il crescere dell’età.

Ma il primo passo lo debbono sempre fare gli adulti. Per educare il ragazzo, bisogna amarlo, e dimostrargli in modo convincente il proprio affetto.

QUALI LE METE DELL’EDUCAZIONE?

«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia» (Mt 7,2325). «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5).

Per costruire sul sicuro, sulla «roccia», come dice Gesù, quali mete debbono additare ai giovani i genitori e gli educatori? Anzitutto occorre aiutarli a diventare uomini maturi e responsabili. Poi a convincersi che senza Dio e senza fede la vita diventa un rebus inestricabile e insostenibile. E’ bene guidarli a fare da se stessi tali scoperte. Per esempio, dato che si parla tanto di «amore: invitarli a scoprire dove c’è amore autentico e dove non c’è. I risultati della loro indagine troveranno la conferma divina nel Vangelo ed essi cominceranno ad apprezzarlo.

Insegnategli a leggerne una pagina al giorno. Di più, fatene insieme una lettura attenta e pregata, e alla luce della Parola di Gesù, leggete gli avvenimenti e confrontate la vostra vita.

CAPIRE I RAGAZZI

«Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri. Chi parla lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un incarico lo compia con l’energia ricevuta da Dio» (I Pt 4,1011).

Chi è chiamato da Dio ad educare, può esercitare efficacemente mente questo compito delicatissimo solo con la Grazia del Signore. Lui solo infatti «scruta le menti e conosce cuori che ha plasmati. Lui solo, perciò, può indicare le vie più adatte e aiutare a percorrerle con intuito, benevolenza e fermezza.

Non è poco, infatti, ciò che si richiede ai genitori e agli educatori: saper osservare i ragazzi, saperli comprendere, saper prevedere il loro orientamento. Questo fin dalla più tenera età, ma soprattutto per gli adolescenti. L’adolescenza è un risveglio, uno slancio, uno sforzo di liberazione. La sola cosa che il ragazzo sopporta è quella di una guida amorevole che lo aiuti senza urtare.

LA CORREZIONE È AMORE

«Io, coloro che amo, li riprendo e li correggo», dice il Signore (Ap 3,19).

Lo stesso amorevole atteggiamento devono tenere i genitori e gli educatori. Alcuni considerano i difetti e i vizi del ragazzo come cose passeggere, bazzecole… « La crisi dicono si riassorbirà. E’ un brutto momento, ma passerà. Essi fanno uno sforzo per capire, ma non cercano affatto di agire. Non basta: il ragazzo non può formarsi senza l’aiuto e il consiglio dei suoi genitori ed educatori.

SAPERLI COMPRENDERE

«Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).

La mitezza e l’umiltà di Gesù nell’atteggiamento e nelle parole sono per i genitori e gli educatori la chiave per entrare nel cuore dei giovani, soprattutto quando questi commettono qualche mancanza.

Non si tratta di scusarli, ma di saper cercare in ogni azione, anche colpevole, l’elemento sano e magari ottimo che essa può contenere.

L’adolescente è per definizione un essere alla ricerca del suo equilibrio e più di qualsiasi altro essere è soggetto a errori. Quante circostanze attenuanti vi sono per la maggior parte delle sue mancanze! Anche quando egli deve essere castigato e in certi casi punito severamente, va sempre studiato e considerato con benevolenza. L’adolescente in fondo desidera di essere compreso in questo modo. Se trova nei genitori e negli educatori una simpatia attiva gliene sarà profondamente riconoscente.

PREGHIAMO PER I NOSTRI RAGAZZI?

«Padre, io prego per quelli che mi hai dato. Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di difenderli dal Maligno» (Giovanni 17).

Così pregava Gesù per i suoi, per quelli che Dio Padre gli aveva affidato.

E’ necessario, indispensabile che anche i genitori e gli educatori preghino per i ragazzi affidatigli da Dio. E’ la maniera migliore per imparare a conoscerli, per amarli così come sono e per aiutarli.

Quanto tempo pregare? Ogni giorno almeno pochi secondi per ognuno. Se non si riesce a parlare a Dio di loro, a meditare per poterli capire meglio, si finirebbe coi passare alla larga dei loro problemi.

«L’educazione è cosa del cuore, e del cuore Dio solo è padrone, né potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte e non ce ne dà in mano le chiavi». Una parola che dovrebbero poter dire ogni giorno genitori ed educatori a ciascuno dei loro ragazzi: «Ho pregato tanto per te».

COME FARSELI AMICI

«Io vi ho chiamati amici…», dice Gesù ai suoi e usa con loro un tono familiare che apre alla fiducia e alla confidenza.

Così per i genitori e gli educatori, il migliore atteggiamento da assumere con i ragazzi è la naturalezza, la semplice e spontanea naturalezza.
Bisogna che il ragazzo vi consideri non come un estraneo davanti al quale gli tocca esibirsi, ma come un amico caro con cui è facile allacciare una pronta amicizia e confidarsi senza sentirsi giudicato, consigliarsi senza ricevere imposizioni, farsi aiutare senza arrischiare ricatti.

FATEGLI ATTENZIONE

«Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò» (Mc 10,21).

Ecco l’atteggiamento di Gesù nell’avvicinare qualcuno, soprattutto i giovani. fargli attenzione, dimostrargli amore. Così i genitori e gli educatori devono rivolgersi ai ragazzi. Alcune indicazioni:

*Non ignorate mai la presenza del ragazzo. Il ragazzo è sensibilissimo al minimo cenno di attenzione a suo riguardo.

*Parlategli di qualcosa che lo interessi e in termini che egli possa comprendere. In particolare se fate dei commenti sul suo lavoro, concentrate la sua attenzione su quello che ha fatto, non sull’abilità o meno con cui l’ha fatto. Un lavoro eseguito con buona volontà merita sempre di venire sinceramente apprezzato.

*Avvolgetelo di fiducia e di preghiera. Lo sguardo attento e amorevole di chi educa diviene allora il prolungamento dello sguardo d’amore di Dio. Bisogna fare in modo che il ragazzo lo senta.

DIMOSTRATEGLI RISPETTO

« quando Pietro tornò a casa, Gesù lo prevenne dicendo: “Che te ne pare, Simone?”». E gli presentò un piccolo caso da risolvere (cf Mt 17,2427).

Gesù faceva spesso così. Ascoltare con interesse il parere di una persona è dimostrargli fiducia, attenzione e rispetto.

Il ragazzo esige questo rispetto, gli è necessario per crescere; bisogna quindi rivolgersi a lui non come a un oggetto o a un giocattolo, ma come a persona.

* Anche se il ragazzo può apparire assorto nei suoi giochi, non crediate di poter parlare di lui, fosse pure in lingua straniera, pensando che non si accorga di essere l’oggetto della conversazione. Si accorge, e come! Peggio ancora: può darsi che non capisca completamente quello che state dicendo a suo riguardo; allora riempirà le lacune con i particolari fornitigli dalla sua fervida fantasia. Idee capite a mezzo e parole fraintese sono state per molti ragazzi una sorgente di gravi ansietà.

* E’ importante dargli ascolto. I ragazzi desiderano imparare a vivere nel mondo dei grandi; da tutti gli adulti si aspettano di venire aiutati a raggiungere questo fine. Scrisse uno studente di 15 anni in un suo diario: «L’uomo: che splendido essere divinizzato!». Ogni ragazzo va profondamente e religiosamente amato.

CASTIGO E PERDONO

« Subito un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E uscito, pianse amaramente» (Mt 26,37; Lc 22,6162).

* Per tre volte Pietro rinnega il suo Maestro, ne tradisce la fiducia (Gesù lo aveva fatto capo della sua Chiesa), manca alla parola data poche ore prima, in cui dichiarava di essere pronto a morire per Lui. Come lo tratta Gesù? Come lo punisce? Con uno sguardo penetrante arriva al cuore di Pietro egli dice tutto: comprensione, dolore, perdono e fiducia, gli strappa lacrime amare e lo ricupera immediatamente.

* Così, di fronte a qualche mancanza dei ragazzo, occorre tenere un atteggiamento che, pur castigando per correggere tendenze cattive, gli lasci sempre in cuore la voglia di ricominciare ad essere migliore e una grande fiducia di poterlo diventare.

«Voi, padri (genitori ed educatori), non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto vi sia la carità» (Col 3,14.21).

* Per costruire e non scoraggiare o abbattere il ragazzo, è necessario correggere e castigare mossi unicamente da una carità profonda e sincera che cerca il vero bene.

* Occorre perciò punire il ragazzo non perché ci ha fatto soffrire, non perché ci ha irritati, non perché ci ha resistito, ma perché ha agito male e deve correggersi.

* «Occorre essere calmi quando si rimprovera o si castiga. Non bisogna gridare. La correzione o il castigo non devono essere sentiti dal ragazzo come un atto di collera o di vendetta da parte di chi gli sta sopra, ma come un tentativo, mosso da un sincero desiderio di realizzare il suo vero bene.

Questo è amare come Dio ama e perdona ciascuno di noi.

CASTIGARE PER RECUPERARE

«Io sono la vera vite e mio Padre è il vignaiolo. Ogni tralcio che porta frutto lo pota, perché ne porti ancora di più» (Gv 15,12)

Il Padre ci pota, permette cioè la sofferenza, per recuperarci al suo amore e condurci alla realizzazione massima di noi stessi in Lui.

* I genitori e gli educatori, prolungamento visibile dell’amore del Padre, imparano da Lui a castigare e a correggere unicamente per il bene dei ragazzi.

E’ necessario aiutare il ragazzo ad ammettere il castigo e quasi a desiderarlo come riparazione dei male fatto e del dispiacere recato. Per questo si deve parlare al cuore del ragazzo. Niente collera, quindi, anche se giusta; niente parole fredde o dure, ma familiarità che induca alla confidenza e alla fiducia.

CHI AMA CORREGGE

«L’insegnamento è una luce e un sentiero di vita sono le correzioni della disciplina. Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo» (Prov 6,28; 14,24).

* La Parola di Dio è esplicita: la correzione è una componente dell’amore, ed è necessaria. Occorre correggere e castigare quando ne vale la pena, quando cioè il ragazzo infrange deliberatamente un ordine dato e spiegato, quando ha commesso un’azione realmente cattiva e che esige riparazione. Non serve reagire con la forza.

* E’ bene non abusare dei castighi. Ai ragazzi serve come castigo quello che si fa sentire come tale. Oggi si discute sulle percosse inflitte come castigo. Un educatore, cioè un estraneo alla famiglia, non ha mai diritto di farne uso perché offenderebbe l’allievo e si porrebbe dalla parte del torto. Nemmeno i genitori o i parenti devono picchiare in maniera offensiva o fortemente dolorosa. Quanto più c’è stima e amore, tanto più la semplice disapprovazione o una diminuzione di fiducia, di familiarità, di amicizia, è un castigo temuto e perciò efficace.

L’amore è sempre la leva più efficace che smuove anche l’impossibile, perché in colui che ama agisce Dio stesso.

I RAGAZZI CI GUARDANO

«Non c’è albero buono che dia frutti cattivi né, viceversa, albero cattivo che dia frutti buoni. L’uomo buono dal tesoro del suo cuore cava fuori ciò che è buono» (Lc 6,43.45).

“Per i genitori e per gli educatori non si tratta tanto di dire o di agire in modo organizzato e sistematico, quanto di «essere». II loro comportamento (cioè il loro modo di essere), aperto e contemporaneamente orientato decisamente verso una buona educazione cristiana, ha un peso determinante nel fare dell’ambiente familiare un punto di partenza verso la vita esterna e nello stesso tempo un luogo privilegiato di rifugio, di protezione e di ritorno. L’ingresso nella vita adulta da parte del ragazzo si prepara a tutti i livelli, ma soprattutto nell’identificazione con il padre o con la madre, a volte con un’altra persona educatrice, intesi nel loro ruolo di guide. Ciò che conta è avere in cuore « il buon tesoro » di cui parla Gesù, allora, anche a nostra insaputa, si diventa luce per il cammino dei nostri ragazzi.

EDUCATELI ALLA GIOIA

«Rimanete in me come io in voi. Vi dico questo perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 4.11).

*Per gustare la gioia, occorre abituare i ragazzi a mantenere l’anima perennemente in grazia. Solo così i ragazzi conservano la freschezza del loro senso di scoperta. La presenza del Signore nella loro anima apre il cuore alla gioia, anche se avessero fisicamente qualche dolore da sopportare. Il naturalista inglese Jefferies, povero e gravemente ammalato, ma ricco di Dio, esclamava dalla sua poltrona di invalido: «Ogni filo d’erba è mio, come se io l’avessi piantato; tutte le erbe mi appartengono e io le amo. Ogni falco che passa alto nel cielo è mio; c’è cosa più bella della curva descritta dal suo volo contro l’azzurro? Oh, giorni felici, felici! ». Occorre far capire ai ragazzi che il sogno di Dio è di renderci felici. «E la vostra gioia sia piena».

AIUTATELO A SCOPRIRE LA GIOIA

«Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia» (Gv 16,20).

* Solo Gesù possiede il monopolio della gioia, quella gioia autentica che il giovane cerca istintivamente. Per trovarla ha bisogno di essere guidato a scoprirla e ad individuare la radice di quella tristezza che a volte lo assale all’improvviso come un banco di nebbia. La gioia sembra l’opposto della sofferenza, ma non lo è. Sofferenza e gioia possono coesistere. Non la gioia, ma il piacere è l’opposto della sofferenza. Se cerchiamo qualcuno o qualcosa con cui procurarci piacere, forse ci procureremo quel piacere, ma non avremo la gioia. Il contrario della gioia è la tristezza che nasce dall’essere privati della nostra soddisfazione centrale, privati di qualche cosa che ci appartiene e che ci è necessaria per appagarci. Chi è più necessario di Dio, Luce, Vita, felicità… tutto? Quando si è privi di Dio, ecco la tristezza. La tristezza ha la sua radice proprio nel distacco da Dio e nella mancanza di contatto con i fratelli. La gioia invece scaturisce dall’unione con Dio, dal collegamento con Lui e con i fratelli. La gioia ha un nome: Gesù.

«Signore, mio Dio, quanto sei grande! Tutto hai fatto con sapienza, la terra è piena delle tue creature» (SI 103).

“Occorre abituare i ragazzi ad amare e ammirare la natura. Per esempio, fate loro notare il chiarore delle stelle sulla neve fresca, oppure la vista inattesa di un prato stellato di mughetti. La gioia «è giubilo, letizia; è quanto di più intenso ha l’allegrezza. Entrano nella composizione della gioia un certo sbigottimento, un certo mistero, e anche un senso di umiltà e di gratitudine. Si avvertono a un tratto tante cose vive: una foglia, un fiore, una nuvola, il moscerino ronzante sullo stagno, la rondine che stride garrula.

La gioia nasce dall’intravedere al di là di queste voci, al di là di ogni creatura, anche la più insignificante, la bellezza, la bontà, la potenza e l’amore di Colui che con infinito Amore ha creato tutto per la nostra gioia.

«Ecco quanto è buono e soave che i fratelli vivano insieme. Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre» (Salmo 132).

* Occorre abituare i ragazzi a gustare la vita di famiglia. Sentendosi amati dai loro cari, i fanciulli avvertiranno sbocciare insensibilmente nei loro cuori la gioia che in certi momenti, come a Natale o a Pasqua o in altre occasioni, diventerà più intensa dei solito. « Se manca la gioia, manca tutto », scrisse il romanziere Stevenson. I momenti della gioia sono come l’aratro che rovescia la terra in un campo secco e inselvatichito.

* La gioia scaturisce da Dio. La famiglia che prega insieme rende Dio presente e vive insieme nella gioia.

«Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. SI, anche voi amatevi come io vi ho amati» (Gv 13,34).

*Occorre abituare i ragazzi a sentirsi uniti gli uni con gli altri. E’ questa la gioia di amarsi scambievolmente, la cosiddetta gioia della «comunione dei santi», cioé la gioia di sentirsi fratelli nel Signore. Lo Spirito Santo stabilisce tra tutti noi una comunione, una solidarietà.

* Bisogna far capire ai ragazzi che ognuno di loro vale molto di più se messo insieme con gli altri che non isolato. I ragazzi hanno bisogno di affiatarsi con i loro compagni per essere veramente se stessi; hanno bisogno di vivere nella carità fraterna per essere veramente figli di Dio.

* Non si è cristiani per sé soli. Il vero lievito della gioia è l’amore fraterno, è il volersi bene.

FATEGLI SPERIMENTARE L’AMORE

«Di un Amore eterno ti ho amato. La mia mano ha posto le fondamenta della terra, la mia destra ha disteso i cieli. Io, il Signore, ho creato tutto questo» (Is 48; 45).

Aiutate i ragazzi ad aprire gli occhi su ciò che è bello e buono attorno a loro; insegnategli a vedere l’amore del Padre Celeste per ciascuno di loro in tutti gli avvenimenti della vita, anche nei più dolorosi. Quand’ero scout, da ragazzo scrisse un giornalista avevo un capo reparto che era appassionatissimo di scienze naturali. Ci conduceva nel bosco, ce lo faceva percorrere e poi ci invitava a descrivere ciò che avevamo veduto. “Il Signore è attorno a voi”, ci ripeteva. “Ma voi lo tenete lontano. Non siate delle persone abbottonate e chiuse. Aprite gli occhi e ammirate. Non tenetevi indosso l’impermeabile quando andate a fare un bagno sotto la doccia”». E’ un consiglio e un suggerimento che non va dimenticato: il ragazzo non deve tenersi addosso l’impermeabile del suo istintivo egoismo. Deve lasciarsi invadere e bagnare dalla doccia dell’Amore con cui Dio lo irrora ogni giorno, dalla mattina fino a sera.

«In questo si è manifestato l’Amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (1 Gv 4,911).

Come Dio, non solo ci ama, ma ci «manifesta» l’Amore, così noi dobbiamo esprimere, dar prova dell’amore che portiamo ai nostri ragazzi. «Non basta amare, bisogna che il ragazzo si accorga e veda di essere amato.

Qualsiasi ragazzo ha bisogno di amore. Ha bisogno di sapere che papà e mamma gli vogliono bene. Nulla può sostituire questa meravigliosa esperienza. I ragazzi defraudati di affetto e comprensione da parte della famiglia o dei loro educatori non diventeranno mai i migliori cristiani o i migliori cittadini. Un certo «complesso» rimarrà inevitabilmente in loro per tutta la vita. S. Paolo scriveva al vescovo Tito di «insegnare alle giovani mamme ad amare i loro bimbi» (Tito 2,4).

L’Amore è la forza che trasforma il mondo. «…Ricordandoci delle Parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nei ricevere » (Atti 20, 35). “Occorre tenere d’occhio la grande legge dell’eco. Un noto banchiere giapponese raccontava che, quand’era fanciullo, suo padre lo portava di fronte alle pareti di una roccia montagnosa per fargli sentire l’eco. E gli diceva: «Vedi, ragazzo mio, ogni parola che tu dici ti rimbalza indietro amplificata. Tieni d’occhio la grande legge dell’eco». La grande legge dell’eco! davvero universale. Per ricevere amore e riconoscenza, bisogna prima darlo. «Nella misura in cui voi misurate, sarete misurati, ripeteva Gesù. Più i genitori o gli educatori mostreranno amore ai loro figli, tanto più riceveranno riconoscenza quando saranno avanti negli anni. I fanciulli e i giovani d oggi saranno domani, nella vita, l’eco amplificata del nostro amore.

CHIAMATELO PER NOME

«…Di un amore eterno ti ho amato. Io ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Sei prezioso ai miei occhi!» (Is 43,1.4).

* Dio ci conosce profondamente, ci ama in modo personale, unico, irrepetibile: ci chiama per nome. Occorre fare come Lui con i nostri ragazzi.

* Il ragazzo è felice di essere chiamato per nome. Per lui, il suo nome è la cosa più bella che esista. Non storpiateglielo mai. Volete conquistarvelo? Salutatelo per nome.

* Tra la persona e il nome corre un’identificazione misteriosa. Il nome evoca la persona e la rende in certo modo presente col suo io più profondo. Ecco perché il nome esige lo stesso rispetto che la persona. Quando un ragazzo si accorge che il suo insegnante o il suo educatore non ha imparato e non conosce il suo nome, prova l’impressione di essere stato dimenticato. Se poi gli storpiano il nome, ne prova un’intima irritazione: soprattutto quando il fatto si ripete.

* «Ricordatevi scrisse Dale Carnegie ne L’arte di farsi degli amici che il nome di un individuo è per lui il più gradito e il più importante di tutto il vocabolario.

UNA PRESENZA D’AMORE

« Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, dice il Signore che ti usa misericordia» (Isaia 54).

* Come Dio continua ad amarci nonostante le nostre oscillazioni e rimane stabile nel suo Amore nonostante i nostri mutamenti e le nostre ingratitudini, così gli educatori devono essere una presenza costante d’amore per i ragazzi in evoluzione.

*Occorre anzitutto che i genitori e gli educatori ammettano un’evoluzione nel loro figlio adolescente. Devono rendersi conto che egli sta cambiando sotto i loro occhi.

” Qualunque cosa si faccia, il ragazzo si mostrerà ombroso, per una reazione di autodifesa. Più sarà restio, meno bisognerà prenderlo di fronte; bisogna catturarlo senza che se ne accorga. Di più ancora: dovrebbero intervenire su di lui soltanto coloro che hanno saputo meritare la sua confidenza. Qui nasce il problema del dialogo fra genitori e figli che occorre iniziare fin dalla più tenera età. Ma per chi è mosso da un sincero amore, non è mai troppo tardi per iniziare a dialogare con i ragazzi.

DIMOSTRATEGLI ATTENZIONE PER QUELLO CHE FA

«Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo Signore» (Mt 25,23).

*Dio ha sempre gli occhi su di noi ci incoraggia donandoci pace e gioia dopo una buona azione; ci corregge e ci stimola con il rimorso quando commettiamo il male. Da Lui devono imparare i genitori e gli educatori a seguire passo passo il ragazzo; ad accorgersi delle sue azioni.

Un ‘azione buona o cattiva del ragazzo non dovrebbe mai passare inosservata. E’ uno dei più elementari doveri di chi è educatore il distribuire, secondo giustizia e una giustizia esatta, elogi e biasimi, ricompense e sanzioni. Solo così, un’osservazione qualunque, una lode o un rimprovero avranno un effetto decisivo, sapranno incidere sull’animo del ragazzo e portarlo a un miglioramento.

” Ma ciò che fa presa nel ragazzo e lo porta ad agire nel migliore dei modi anche non visto, è dargli la certezza che lo sguardo di DioAmore è sempre su di lui. L’unico modo per far sbocciare i fiori è immergerli nella luce.

ESPONETELI ALL’ENTUSIASMO

«Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore”» (1 Sam 17,45).

* La stessa fede e lo stesso entusiasmo del giovinetto Davide che intraprende una lotta superiore alle sue forze, deve divenire la nota caratteristica di ogni ragazzo che si apre alla vita.

* L’entusiasmo è la condizione per appassionarsi a qualche cosa, e per appassionarvisi veramente. Quando voi parlate con entusiasmo ai ragazzi di una determinata cosa, state certi che ne fate sprizzare scintille.

* Il filosofo pagano Platone diceva: «Il giovane deve vivere in un clima di entusiasmo». Niente di grande fu mai compiuto senza entusiasmo. L’entusiasmo è una virtù magica: stimola ad agire, bandisce lo scoraggiamento e lo sconforto, vince la pigrizia, apre alla gioia.

«I due discepoli (Andrea e Giovann) andarono e videro dove abitava Gesù e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro dei pomeriggio» (Gv 1,39).

* Avevano vissuto così intensamente quell’incontro con Gesù che dopo molti anni Giovanni ne ricordava ancora l’ora precisa. Gesù li aveva totalmente immersi in quell’attimo presente da fargli dimenticare tutto il resto, tanto che quel glomo «rimasero con Lui».

* Per condurre i ragazzi a vivere nell’entusiasmo, occorre aiutarli ad immergersi anima e corpo in quello che fanno, ad essere totalmente lì, nell’attimo presente.

I bimbi istintivamente vivono immersi nel loro presente. Crescendo, essi perdono questa magnifica dote; occorre rieducarli. Schopenhauer, il filosofo del pessimismo, era solito dire che quasi tutti gli uomini perdono il loro entusiasmo perché sono dei « taglialegna ». E spiegava: «Succede agli uomini quello che succede ai taglialegna. Quando attraversano una bella foresta pensano: “Quanto può rendermi quest’albero? Quanti metri cubi di legname potrà fornire? L’anno scorso ho guadagnato tanto: quest’anno devo guadagnare di più”. Vivono sempre nel passato o nel futuro, mai nel presente». Vivere il presente con intensità, apre alla speranza e centuplica le forze.

DATEGLI FIDUCIA ED ENTUSIASMO

Le dice Gesù: «Va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala va ad annunziare ai discepoli di aver veduto il Signore e che le aveva detto quelle parole» (Gv 20,1718).

” Gesù fa della peccatrice di Magdala una creatura nuova, orientando tutte le sue energie e capacità nella missione di evangelizzatrice: « Va’ e annuncia… ».

“Ricche fonti inesplorate di energia esistono in ognuno di noi. Di tanto in tanto si entra in contatto con queste misteriose riserve: e allora si sentono scaturire slanci di fiducia, di bontà, di forza creativa. Poi bruscamente il circuito si interrompe e ci si sente trascinati all’indolenza e alla pigrizia. Occorre tenere sempre aperto il circuito dell’entusiasmo dando fiducia. I ragazzi entusiasti sono più vitali, più dinamici, più fattivi e più vivi degli altri. Raramente sono stanchi; quasi mai scoraggiati. II loro segreto? L’entusiasmo che nasce dall’anima in Grazia.

FATELI VIVERE IN UN CLIMA DI ENTUSIASMO

«Gesù disse a Natanaele: «Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico tu credi? Vedrai di meglio ancora. In verità, in verità io ti dico: vedrete il cielo aperto egli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo» (Gv 1,5051).

Dimostrando fiducia e aprendo agli orizzonti sconfinati del «futuro di Dio », Gesù fa vivere i suoi in un clima di gioia e di entusiasmo costruttivo; li introduce nella Vita divina della Grazia.

* Dice un educatore moderno: «L’entusiasmo ha bisogno di essere continuamente attizzato. E dove i ragazzi attizzano il loro entusiasmo? Alla vita della Grazia.

* Un ragazzo che viva in Grazia di Dio è sempre allegro ed entusiasta. Un ragazzo che non ha la Grazia di Dio, è triste e scontento.

*«Chi vive nell’entusiasmo vive nell’aurora dell’eternità.

INSEGNATEGLI IL SENSO FILIALE

«Dio come un Padre, mi ha allevato fin dall’infanzia e fin dal seno di mia madre mi ha guidato» (Gb 31.18).

* Quando il ragazzo scoprirà Dio come Padre, allora imparerà a stabilire un rapporto di amoroso rispetto con i genitori e gli educatori.

* Il nostro tempo, a credere alle conclusioni dei diversi sociologi, ha perduto il senso del rispetto; e i genitori sono le prime vittime di questa carenza. Più disposti a fare da compagni di gioco che non da padri, spogliati un po’ alla volta delle loro prerogative e della loro autorità, vedono staccarsi e allontanarsi da loro i figli nella misura stessa in cui credevano di dover abolire le distanze.

* La generazione attuale è stata definita « una generazione di orfani. Il mondo, è vero, si sta rapidamente trasformando: ma le relazioni fondamentali che legano i figli ai genitori e i genitori

ai figli esulano da ogni trasformazione. Possono cambiare stile, ma non possono cambiare natura.

* Per coltivare nel ragazzo il senso filiale verso i genitori, occorre educarlo al senso filiale di Dio.

«Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?» (Sir 7,30).

Occorre insegnare al ragazzo che al momento della vecchiaia dei suoi genitori e alla loro morte egli sarà investito in pieno della sua dignità di figlio. Questa dignità esige spesso degli obblighi pesantissimi. Ci sono delle lente senescenze, che distruggono a poco a poco il volto e lo spirito che un tempo noi si ammirava.

* Occorre una delicatezza,filiale sempre all’erta per frenare il minimo gesto di irascibilità, la parola secca o mordace, il cenno di nervosismo che ferisce e fa soffrire il vecchio genitore e gli fa misurare la sua impotenza e inutilità, la sua distruzione fisica. Il dovere di figlio diventa allora così eroico e schiacciante

che Dio ne ha dovuto fare l’oggetto di uno specifico comandamento: «Onora tuo padre e tua madre». Queste vecchiaie dolorose sono una lunga prova per i figli. Ma quale campo di azione per il senso filiale!

* Il figlio che veglia su un vecchio padre, diminuito e ridotto a rudere, diventa in qualche modo padre del proprio padre, espressione viva dell’Amore di Dio per Lui.

«Io dico ciò che il Padre mi ha insegnato. E Colui che mi ha inviato è con me; non mi ha lasciato solo, perché lo faccio sempre ciò che a Lui piace» (Gv 8,29).

Gesù, il Figlio di Dio, è totalmentedipendente dal Padre. una dipendenza libera e suscitata dall’Amore.

Il senso filiale consiste nel rispetto e nella dipendenza. II senso filiale accetta umilmente di sentirsi dipendente. Questa dipendenza è totale nell’infanzia. Diminuisce poi progressivamente, a mano a mano che il figlio si aliena alla libertà e alla responsabilità. Ma non scompare mai; si spiritualizza e diventa riconoscenza molteplice.

Occorre indicare Gesù ai ragazzi come Modello di filialità e come sorgente di forza interiore per acquistarla.

«Signore, tu sei nostro Padre; noi siamo argilla, e tu colui che ci dà forma; tutti noi siamo opera delle tue mani» (Isaia 64,7).

* Per educare e formare i nostri ragazzi, occorre che noi stessi ci lasciamo plasmare da Dio e da Lui impariamo ad amare e a guidare coloro che ci sono affidati.

Per educare il ragazzo al senso filiale bisogna che il padre, in particolare, sappia guidare senza costringere, sappia comandare senza averne l’aria, sappia collaudare la libertà del proprio figlio in un clima di indulgente autorità. Quanto tatto, rispetto, precauzione, dolce severità sono necessari ai genitori soprattutto nell’età critica dell’adolescenza dei loro figli! A una sottomissione di fanciullo, agli slanci disordinati e mal controllati dell’adolescenza succederà in seguito una fiducia e una gratitudine di adulto. Dal padre il figlio risale a Dio, «da cui ogni paternità in cielo e sulla terra prende nome».

EDUCATELO ALLA RICONOSCENZA

«Padre, ti ringrazio di avermi ascoltato. lo sapevo che tu mi ascolti sempre» (Gv 1 1,4142).

*Occorre instillare nei ragazzi la riconoscenza per i propri genitori. II figlio non dovrà mai dimenticare il tempo in cui babbo e mamma erano tutto per lui, in cui la mano potente dei babbo era il suo unico sostegno.

«Non si lavora che per i figli, dicono unanimi i genitori.

Il figlio non potrà mai immaginare fino a che punto egli fosse il centro dei pensieri e degli sforzi dei suoi genitori.

* Occorre educarlo al senso della riconoscenza, insegnandogli a guardare a Gesù che, pur essendo Dio, in tutto uguale al Padre, tuttavia accoglie l’Amore del Padre con una profonda e infinita gratitudine e gliela esprime: «Padre, ti ringrazio… ».

EDUCATELO A PREGARE

«In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà» (Gv 16,23).

*Per insegnare ai ragazzi a pregare, occorre far loro conoscere Gesù. Gesù è una persona viva, il Vivente per eccellenza. Per conoscere Gesù, bisogna conoscere e leggere il Vangelo. «La vita eterna è conoscere Gesù Cristo, disse Gesù nell’Ultima

Cena. Uno dei più grandi scrittori russi aveva inciso sul suo tavolo di lavoro queste parole: « Mi fa paura separarmi dal Vangelo anche per pochi giorni. Padre Leonzio de Grandmaison esortava: « Studiate, cercate, scrutate, svelate senza posa, per voi e per gli altri, le insondabili ricchezze di Gesù nel Vangelo. Fissatelo ostinatamente fino a saperlo a memoria. Meglio ancora, fino ad assimilarvi a lui, ad assorbirvi in lui».

«Chiedete e riceverete, e la vostra gioia sarà perfetta» (Gv 15,24).

* Quando si ama, si vorrebbe parlare sempre con la persona amata o almeno guardarla e contemplarla in continuità. La preghiera è la stessa cosa dell’amore: è un appuntamento d’amore con Dio.

*Occorre insegnare ai ragazzi a trovare ogni giorno il tempo adatto per pregare. Qualcuno dice: «Ma io non ho tempo per pregare. Come, non hai tempo? Le 24 ore del giorno si possono dividere in 96 quarti d’ora. Ebbene: 32 o 36 quarti d’ora vanno al lavoro; 4 o 5 quarti d’ora vanno agli spostamenti vari; 6 o 8 quarti d’ora vanno ai pasti. Basta un unico quarto d’ora dato a Dio nella preghiera per far vibrare di gioia e di sole tutta la giornata.

«Vegliate e pregate in ogni momento», dice Gesù (Lc 21,36).

* Che cos’è la preghiera? Fu definita: « Un colloquio del Figlio di Dio, Gesù, che vive in noi, con il Padre che è nei cieli, sotto l’azione dello Spirito Santo».

*Occorre far capire ai ragazzi che la preghiera è un orientamento profondo dell’anima verso Dio. Succede pressappoco come per una mamma che ha un bimbo ammalato. Lo visita frequentemente, gli misura la febbre, lo cura; ma anche

quando scende in cucina a rigovernare la casa, il suo pensiero non si stacca dal suo bambino è orientato verso di lui.

* La preghiera è uno stare «cuore a cuore con Dio». Il ragazzo che prega è sicuro fiducioso e ottimista: guarda il mondo e la vita con gli occhi stessi di Dio.

«L’indomani mattina, molto prima del giorno, si levò, uscì in un luogo solitario; lì pregava» (Mc 1,35). 

Gesù ci insegna a pregare e Lui stesso è nostro Modello di preghiera. “Occorre far capire ai ragazzi che nella preghiera succede esattamente come nella corsa. Chi prende un magnifico scatto iniziale, corre bene. I momenti d’inizio sono i più preziosi, come nella giornata le prime ore del mattino. Bisogna all’inizio dare un colpo di freno a tutte le preoccupazioni, smorzare il tumulto dei pensieri profani, azzerare il volume delle occupazioni e immergersi nella preghiera.

‘Occorre offrire ai ragazzi l’esperienza della preghiera in famiglia. La testimonianza degli adulti che pregano, li aiuta a comprendere che la preghiera non è un fatto puerile, ma è importante e necessaria ad ogni età la spinta interiore per cogliere e realizzare il massimo della nostra esistenza. Con la preghiera, infatti, è Dio stesso che realizza in noi.

«Se voi rimarrete in me e se le mie Parole rimangono in voi, chiedete ciò che vorrete e l’otterrete» (Gv 15,7).

‘Dio è dentro di noi. E lì che ci dà appuntamento e che ci attende durante la giomata, oltre che nella chiesa. Dio dentro di noi non è un Dio silenzioso: egli parla. Ma per ascoltarlo bisogna fare silenzio. La preghiera consiste appunto nel pensare a Dio, nel parlargli dolcemente, nel presentargli, perché le benedica, tutte le persone che noi incontreremo durante il giorno.

Occorre aiutare i ragazzi a portare la vita nella preghiera e a continuare la preghiera nella vita di ogni giorno, vivendo continuamente sotto lo sguardo di Dio e volgendo in ogni circostanza il cuore a Lui.

INSEGNATEGLI A PREGARE IL ROSARIO

«Voi dunque pregate cosi: Padre nostro che sei nei Cieli…» (Mt 6,9).

* Diceva S. Luigi M. Grignion di Montfort: «Non può avere Dio per Padre, chi non ha Maria per Madre. Maria porta a Gesù e Gesù ci rivela l’Amore del Padre. Per questo è necessario coltivare nei ragazzi un grande amore alla Madonna. Occorre fargli amare la preghiera del Rosario.

Il Rosario è un condensato del Vangelo. La meditazione dei misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi, fa sfilare sotto gli occhi i fatti e le parole principali di Gesù e di Maria.

Il Rosario è la preghiera che maggiormente piace alla Madonna. Nelle apparizioni di Lourdes e di Fatima, la Madonna invitò i fanciulli a recitare il Rosario. Il Rosario è una preghiera estremamente semplice, facile, lineare, trasparente, alla portata di tutti. L’hanno chiamato «il breviario dei fedeli».

* I giovani stanno riscoprendo questa preghiera, la meditano con la Parola di Dio e il canto. E’ per loro difesa e fonte di gioia e di inesauribile energia.

«Gesù allora, vedendo la Madre e h accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla Madre: Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26).

* La preghiera del Rosario aiuta il ragazzo a scoprire e a sperimentare l’amore materno di Maria, che è parte insostituibile nella sua formazione alla fede.

* Il Rosario è fatto di ripetizioni che non annoiano mai. Una mamma non si stanca mai delle carezze dei bimbo e delle sue dichiarazioni di amore. L’amore non è mai monotono nell’uniformità delle sue espressioni. La vocazione dell’amore materno è stato detto dagli studiosi consiste per una mamma nel rimanere teneramente accanto al figlio. Dalla croce Gesù ci ha dati a sua Madre: «Donna, ecco tuo figlio (Gv 19,26). Il ragazzo che cresce nell’amore alla Madonna raggiunge una fede matura e forte che gli sarà guida e sostegno in tutta la vita.

«Poi rivolto al discepolo, Gesù disse: “Ecco tua Madre”. Da quell’ora il discepolo l’accolse come sua» (Gv 19,27).

* Occorre aiutare i ragazzi e i giovani ad accogliere come Mamma la Madonna, perché così Gesù ce l’ha data dalla Croce. Insegnargli a pregare il Rosario, anche una sola decina al giorno, è dargli la chiave della sicurezza e della gioia spirituale che è più profonda e duratura di qualsiasi altra gioia.

* Il Rosario, infatti, attira l’amore materno della Madonna su chi lo recita. L’amore materno aiuta i fanciulli a crescere e a svilupparsi. I pediatri notano questo curioso fenomeno: «I bimbi ai quali manca la dolcezza materna, per quanto ben curati, si sviluppano più lentamente, crescono meno lieti e socievoli, e sono più facilmente preda della morte che non coloro che crescono sotto la protezione della mamma ».Anche spiritualmente avviene lo stesso.

Oggi è difficile difendere i ragazzi dal di fuori, perché il male e lo scandalo sono penetrati sottilmente in tutte le strutture della società. C’è però la possibilità di offrirgli dei meccanismi di difesa dal di dentro. Il Rosario con la Parola di Dio è un’arma potentissima contro Satana e contro ogni stimolo al peccato e al male.

INSEGNATEGLI AD AMARE L’EUCARESTIA

«Io sono il Pane di Vita. Chi viene a me non avrà mai fame e chi crede in me non avrà mai sete» (Gv 6, 35).

” Più il ragazzo cresce e più aumenta in lui la sete di amore, di verità, di sapienza, di vita, di tutto ciò che è bello e che rimane. Chi può saziarlo? Non bisogna tradirlo rispondendo a queste sue attese con doni materiali. I soldi gli possono riempire le tasche, ma non il cuore. Solo Colui che ha detto: «Io sono la Via, la Verità e la Vita, può appagarlo in profondità, senza mai deluderlo.

* Occorre dunque portare il ragazzo a Gesù vivo, vero, realmente presente nella SS.ma Eucaristia sotto le apparenze dei pane e del vino consacrati nella Messa. E’ necessario abituarlo fin da piccolo all’intimità con Gesù, con brevi e frequenti visite in chiesa, insegnandogli a parlare semplicemente con Lui e sopprattutto ad ascoltarlo nella lettura attenta di qualche tratto di Vangelo. Sono momenti preziosissimi in cui Gesù può riversarsi in quell’anima e maturare la sua fede.

* L’amore eucaristico, che trova il suo culmine nella partecipazione alla Messa, è garanzia di riuscita, non solo soprannaturale, ma anche umana. Da GesùEucaristia, infatti, Dono totale e supremo di Dio, l’adolescente impara ad uscire da se stesso e a farsi dono agli altri.

EDUCATELO A PARTECIPARE A MESSA

«Il Regno dei Cieli si può paragonare a un re che preparò a suo figlio un banchetto di nozze. Mandò i servi a chiamare gli invitati, ma questi si rifiutarono di venire. Mandò ancora altri servi, dicendo: “Riferite agli invitati: Tutto è pronto; venite alle nozze”» (Mt 22,2.13).

* «Tutto è pronto, venite alle nozze, ecco l’invito del Padre che deve risuonare nel cuore del ragazzo ogni domenica e festa. La Messa non è tanto un obbligo da soddisfare, quanto un invito da parte di Dio a cui rispondere. Occorre che il ragazzo comprenda che la Messa non è tanto un insieme di riti, quanto la rinnovazione, il «memoriale del Sacrificio di Gesù che muore e risorge per lui e per lui si fa «Pane di Vita (Gv 6,35). Vi si preparerà con una santa Confessione.

* Parola di Dio ed Eucaristia sono le due mense che la Chiesa offre ad ogni fedele per farlo crescere e maturare in Cristo. Il ragazzo, se aiutato, imparerà con gioia a partecipare alla Messa, non solo ad assistervi. Il massimo della partecipazione è attuato con la Comunione sacramentale in Grazia di Dio. E’ il segreto della gioia.

«Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori» (Salmo 127).

* Nell’educare i giovani e i fanciulli, non si può costruire dal di fuori, se Dio non costruisce dal di dentro. Per questo occorre formarli con la Parola di Dio e con il Sacramento dell’Amore. Vangelo ed Eucaristia sono le due mense che la Chiesa offre ogni giorno ad ogni fedele per farlo crescere e maturare in Cristo. E’ la pedagogia divina che agisce nel nostro io più profondo e lo costruisce. La S. Messa è un momento privilegiato di incontro con Dio. Non è sufficiente però mandare i ragazzi in chiesa, ma è necessario dar loro l’esempio e, meglio ancora, andare insieme a loro, dando prova di una fede convinta e gioiosa.

Più che un dovere da compiere, il ragazzo deve sentire la

Messa come un appuntamento di amore con il Padre Celeste e con GesùPane di Vita.

SIATE UNA PRESENZA D’AMORE

«Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta, per gioire di lui alla fine. Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio. Chi accarezza suo figlio ne fascerà poi le ferite» (Sir 30,17).

* Questi ammonimenti del Signore sottolineano che il ragazzo non è buono già per se stesso, ma diventa buono con l’aiuto della grazia di Dio e la guida dei suoi genitori ed educatori. Ogni bambino nascendo, acquista l’eredità del peccato originale (il peccato di Adamo ed Eva) che, cancellato nel Battesimo, lascia tuttavia come conseguenza, l’inclinazione al male. Per questo ogni ragazzo è chiamato continuamente a scegliere ed è soggetto a facili sbandamenti e a scivoloni nel campo morale, soprattutto nell’età dell’adolescenza. I genitori e gli educatori eviteranno tanti attriti se vorranno riconoscere che il loro ragazzo è semplicemente un ragazzo che sbaglia facilmente e ha bisogno perciò della loro presenza quasi continua e di opportune correzioni. Dev’essere una presenza serena, luminosa, incoraggiante che prevenga gli sbandamenti, aiuti a riprendersi sempre, gli susciti la volontà e la gioia di scegliere il bene. Una tale presenza è trasparenza della presenza amorevole del Padre.

AIUTATELO A CRESCERE

«Educa tuo figlio e prenditi cura di lui, così non dovrai affrontare la sua insolenza. Non concedergli libertà nella giovinezza, non prendere alla leggera i suoi difetti» (Sir 30,1113).

«La personalità del ragazzo scrisse un celebre psicologo è il risultato di una crescita lenta e graduale. Il bimbo siede prima di stare in piedi, balbetta prima di parlare, dice di no prima di dire di si, è egoista prima di essere altruista, dipende dagli altri prima di imparare a dipendere da se stesso. Tutte le sue capacità sono soggette alla legge della crescita ». In maniera più accentuata lo è nell’adolescenza. Ha bisogno perciò di essere accompagnato in questo cammino, da una guida educativa sicura che lo aiuti a crescere non solo in età ma anche in «Sapienza e in Grazia davanti a Dio e agli uomini», così come è avvenuto per Gesù (Lc 2, 52).

«E Gesù cresceva in Sapienza, età e Grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52).

“E’ una crescita armoniosa che sviluppa ogni potenza nella persona dei ragazzo.

“Anni fa i pedagogisti erano convinti che i figli giungessero ai genitori come una lavagna vergine, pronta perché vi si scrivesse. Nulla di più falso. Oggi si comincia a capire che il ragazzo somiglia piuttosto a uno strumento musicale già accordato fin dalla fanciullezza, sul quale sia lui, sia i suoi genitori possono suonare soltanto la musica scritta apposta per lui.

* Chi l’ha accordato se non il Creatore, che dà ad ogni Sua creatura una fisionomia originale e unica? E allora, ecco una conseguenza per chi è chiamato ad educare: mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di Dio e ascoltare in preghiera l’anima del ragazzo. Solo così potrà imparare da Dio stesso ad essergli guida nel potenziare al massimo ogni aspetto buono posto in lui dal suo Creatore e Padre.

INSEGNATEGLI AD ASCOLTARE DIO

«Il Signore tornò a chiamare: “Samuele!” per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: “Mi hai chiamato: eccomi!”. Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: “Vattene a dormire e, se ti si chiamerà ancora, dirai: Parla Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,89).

Occorre insegnare al ragazzo, fin da piccolo, ad ascoltare prima di tutto Dio.

* Come parla Dio? Nella Bibbia, nel segreto del cuore, nella natura. Portate il ragazzo a contatto con la natura e aiutatelo a cogliere la voce di Dio che parla nel silenzio di una notte stellata, nello sbocciare di un fiore, nel cinguettio di un uccello…

* Che cosa dice Dio? «Vedi come ti amo, ho creato tutto questo per la tua gioia. Ogni creatura, anche la più insignificante, è una telefonata di amore del Padre Celeste. «Il Padre vi ama» ha detto Gesù (Gv 16,27).

L’animo sensibile del fanciullo e dell’adolescente, è il più aperto a cogliere la voce d’amore di Dio che riempie l’universo.

«Samuele non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la Parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: “Samuele!” per la terza volta; questi si alzò ancora e corse da Eli dicendo: “Mi hai chiamato: eccomi!”. Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto» (I Sam 3,79)

Come per Samuele, così avviene per ogni fanciullo e adolescente. Dio bussa alla sua porta per parlare al suo cuore. Per distinguerne la voce ha bisogno che qualcuno come Eli lo aiuti a mettersi in ascolto. Ecco il compito delicatissimo dell’educatore: aiutarlo a cogliere il linguaggio di Amore di Dio attraverso i segni del creato, o nel fondo del proprio cuore, e soprattutto nella rivelazione della Sua Parola.

A volte il ragazzo avverte in sé degli impeti di generosità, degli slanci di preghiera, oppure si apparta a meditare qualcosa che lo colpisce profondamente. Occorre non spegnere mai questi slanci suscitati dallo Spirito Santo, ma aiutare il ragazzo con discrezione e profondo rispetto a riconoscere in essi il passaggio di Dio e a corrispondervi con continuità. Insegnategli a pregare come Samuele: «Parla, o Signore, perché il tuo servo ti ascolta».

EDUCATELI A PREGARE PER I MORTI

«Noi crediamo che Gesù è morto e risuscitato; cosi anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui» (I Ts 4,14).

* E’ un meraviglioso atto di carità pregare il Signore per i defunti. I ragazzi vanno educati a questo ricordo dei morti. « Stanno vicino a me?» chiedeva un ragazzo alla mamma che gli parlava dei morti di famiglia. « Sì gli rispose la mamma anche se nessuna parola ci arriva più dalle loro labbra, anche se la dolcezza del loro affetto non riempie più il nostro cuore, essi silenziosamente ci stanno vicino.

* Educate i ragazzi a recitare un Requiem quando passano accanto ad un cimitero, o quando incontrano un corteo funebre. Quando un’anima prega dicendo: « L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua», essi nella pace dell’eternità ricambiano presso il Signore, dicendo a loro volta: «Dona a lui, o Signore, che noi amiamo in te come non mai, donagli, dopo le lotte della vita, l’eterno riposo e splenda anche a lui la luce eterna che ha accolto noi».

«Fratelli, non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza… Risorgeranno i morti in Cristo» (1 Ts 4,13).

* Fate capire ai ragazzi che il fuoco del Purgatorio è un fuoco che prelude alla gioia, mentre il fuoco dell’inferno è un fuoco di tormenti. L’Amore che è Dio, ci avvolge sempre; siamo noi che col nostro atteggiamento verso di Lui, lo trasformiamo in fuoco o in luce. Dio è il raggio, le anime sono i colori della rifrangenza luminosa.

* Assistere o far celebrare Messe e fare Comunioni in loro suffragio, giova molto ai defunti. Ci sono persone che durante la loro vita pregano spessissimo per le anime del Purgatorio.

E’ stato notato che una specie di beatitudine irradia da loro. La separazione della morte e quella separazione che distingue il Cielo dal Purgatorio sono separazioni di amore: accrescono i legami della carità. Facendo pregare i ragazzi per i morti, li si educa ad una forma squisita di carità.

EDUCATELO ALL’ASCOLTO

«Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te» (Mt 7,12).

Ciò che più di tutto desiderano gli altri è di essere ascoltati.

* E’ molto rara l’arte di saper ascoltare. Non la si improvvisa; richiede un lunghissimo allenamento. Al ragazzo va insegnata fin da piccolo. Alcune serie inchieste hanno mostrato, dati alla mano, che una comunicazione parlata perde il 75 percento del suo contenuto, quando è rivolta a un gruppo di ascoltatori. Ciò vuol dire che il nostro rendimento di ascolto è appena del 25%. Vuol anche dire che noi di solito si ascolta con la sola metà di un orecchio. Zenone, un vecchio filosofo greco, diceva che all’uomo sono dati due orecchi e una sola lingua per fargli comprendere il primato dell’orecchio sulla lingua.

Occorre far capire al ragazzo che la carità più squisita verso gli altri è di prestargli ascolto sempre, con interesse, pazienza e disponibilità, come fa Dio con noi.

«Poni attenzione, o figlio, in quanto fai e sii ben educato in ogni tuo comportamento. Non fare a nessuno ciò che non piace a te» (Tobi al figlio Tobia, 4,1415).

L’ascolto è una componente dell’amore verso gli altri.

* Voi sgridate spesso il ragazzo perché non vi ascolta. Insegnategli prima di tutto ad ascoltare. Dategli voi l’esempio: ascoltatelo; ascoltatelo spesso, ascoltatelo sempre. Il ragazzo nel fatto di ascoltare vede quasi sempre una tensione insopportabile e spossante, una noia, una specie di obbligo impostogli dall’esterno, soprattutto a scuola. L’insegnante lo richiama perché non ascolta; la mamma e il babbo lo rimproverano perché non li ascolta.

* L’ascolto è un atteggiamento interiore che non può venire imposto dall’esterno, deve maturare lentamente nell’animo del ragazzo. Solo se ascoltato con un interesse e un entusiasmo sempre nuovi, egli saprà a sua volta ascoltare gli altri.

«Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l’insegnamento di tua madre. Fissali sempre nel tuo cuore, appendili al collo. Quando cammini ti guideranno» (Proverbi 6, 2022).

*Occorre insegnare al ragazzo ad assumere di fronte a chi gli parla (insegnante, educatore, familiare, superiore) un atteggiamento attivo, non un atteggiamento passivo o indifferente. Il ragazzo non deve essere come un muro che rinvia il suono o la luce. La permeabilità della spugna è già qualcosa di meglio: assorbe l’acqua appena la si immerge. Ma niente di più. Troppi ragazzi quando ascoltano sono così. L’ideale è che il ragazzo impari a diventare come una magnifica sala da concerto o come un disco di alta fedeltà in cui tutti i suoni emessi dagli strumenti sono amplificati e quasi arricchiti dall’acustica.

* E’ necessario quindi che chi si rivolge al ragazzo non parli mai a vuoto, ma con ponderatezza, rispetto e fiducia, comunicando in tono sereno e persuasivo contenuti forti, che gli siano di stimolo a «crescere e a maturare in età, sapienza e Grazia davanti a Dio e davanti agli uomini come Gesù (Lc 2, 52).

EDUCHIAMOLI ALL’ATTENZIONE AGLI ALTRI

«La rugiada non mitiga forse il calore? Così una parola è più pregiata dei dono. Ecco, non vale una parola più di un ricco dono? L’uomo caritatevole offre l’una e l’altro» (Sir 18,16.18).

Il dono più gradito agli altri è che li si ascolti e ci si interessi di loro.

* Che cosa bisogna possedere per poter aiutare le persone che si trovano in difficoltà? L’arte dell’attenzione. «L’attenzione è stato detto è analoga al genio: è il fiore della carità.

* Dite ai ragazzi che in ogni persona è radicato il desiderio di suscitare l’interesse altrui. Il non riuscirvi provoca in molti un’insopportabile sofferenza psichica. Ogni persona, a suo modo, lancia di tanto intanto un percepibile segnale di allarme, quasi un grido disperato:

«Ho bisogno della vostra attenzione». Rispondere a questo appello è mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di Dio che è «buono, compassionevole, ricco di amore e di misericordia (Salmo 85).

«La tua generosità si estenda ad ogni vivente» (Sir7,32). «Con la misura con la quale misurate, sarete misurati» dice Gesù (Mt 7,2).

Gesù ci apre a donare agli altri una misura sconfinata di amore e a questo occorre iniziare i ragazzi fin da piccolissimi.

Per educarli alla virtù dell’attenzione occorre:

* insegnargli a vincere il proprio egoismo. E’ istintivo rivolgere la propria attenzione a se stessi. Il proprio io, che pure è assetatissimo di attenzioni, deve rinunciare a tenere il ruolo di protagonista; deve tirarsi in disparte.

* Insegnargli ad essere pazienti. Per dare agli altri la propria attenzione bisogna saper aspettare. La pazienza è un prolungamento di amore. L’impaziente non è mai attento agli altri; non riesce a comprendere le difficoltà in cui si dibatte l’altra persona. Il ragazzo impara a non passare accanto a nessuno con indifferenza, quando impara a guardare ogni persona con gli occhi di Dio.

«Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle» dice Gesù (Mt 5,42).

Una cosa che tutti silenziosamente, ma intensamente domandano è che gli si faccia attenzione.

* Come insegnare ai ragazzi la dolce virtù dell’attenzione? L’attenzione è una delle principali manifestazioni di rispetto e di carità che noi dobbiamo al prossimo. Essa è come una preghiera rivolta agli altri. Fare attenzione a qualcuno è come un giudicarlo degno di fermare e di fissare la nostra anima,

fosse anche solo per un istante. Vuoi dire entrare in comunione col prossimo e dargli la fierezza di esistere. Ognuno si sente innalzato su di un piedistallo quando si vede trattato con attenzione.

* La forma migliore di fare attenzione a una persona quando la si incontra è avvolgerla mentalmente di preghiera, perchè allora diventiamo per lei una trasparenza dell’Amore di Dio.

«… E non c’era più vino, perché il vino delle nozze era finito. La Madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino” (Gv 2,3).

Queste parole esprimono una caratteristica della Madonna: l’attenzione agli altri. E’ Lei che per prima si accorge della mancanza di vino: ha l’occhio aperto su tutti, perché è aperto su Dio. Anche in questo ci è di modello.

* L’attenzione agli altri li avvolge di amore e li rende felici. La cosa più meravigliosa è che appena una persona infelice o in difficoltà sente che qualcuno si interessa di lei, generalmente incomincia a sua volta anche lei a interessarsi agli altri. E’ come una reazione a catena. Amore genera amore: ecco il più stupendo prodigio dell’attenzione.

* Soprattutto se il nostro fare attenzione agli altri è comunicargli la Parola di Dio, allora avviene qualcosa di straordinario nell’altro, perché questa Parola è creativa: realizza ciò che esprime.

«Le mie Parole dice Gesù sono Spirito e Vita (Gv 6,63).

Hanno cioè il soffio dello Spirito Santo e portano la Vita. La Parola di Dio è come la carità: ci porta fuori dal nostro io e realizza tutto, perché è efficace.

* II ragazzo è il più indicato ad aprire un varco nel cuore degli altri per deporvi queste Parole di Vita e suscitare la gioia.

COME EDUCARE ALLA LODE

«Chi è fedele nelle piccole cose, è fedele anche nelle grandi» (Lc 16, 10)

In base a queste parole di Gesù, occorre aiutare i ragazzi a guardare con ammirazione e riconoscenza le piccole cose ben fatte intorno a loro e a lodarle. Rallegreranno tante altre persone e accumuleranno nel loro cuore una grossa riserva di gioia. Fate notare ai ragazzi che la lode è apprezzata soprattutto da quelli che fanno un lavoro monotono e poco appariscente, i benzinai, i tranvieri, i baristi, le casalinghe. Insegnategli a lodare non tanto quelle attività che sono di per sè relativamente facili epiacevoli, ma quei lavori che sono faticosi e sporchi, come per esempio lo scopare e il pulire i pavimenti. La lode è spesso l’unica ricompensa che riceve una sacrificatissima mamma di famiglia. Guidare i ragazzi alla lode delle piccole cose è formare la loro capacità di vedere con gli occhi di Dio che guarda all’amore, più che alla realizzazione: «l’uomo guarda all’apparenza, ma Dio guarda il cuore (1 Sam 16,7). Alla donna Cananea che Lo seguiva con l’insistente preghiera di guarire la figlioletta, Gesù dice: «Donna, davvero grande è la tua fede! (Mt 15,28).

E’ una lode stupenda che Gesù le rivolge. Gesù donava spesso parole di lode sincera, perché «Dio è Amore e chi ama sa sempre scorgere e sottolineare ciò che di bello e di buono c’è in ognuno. La lode incoraggia e ricarica le energie, dà slancio e gioia.

* La lode perun cuore giovanile è come Asole: se non la riceve, il ragazzo non può crescere né fiorire. Occorre insegnare ai ragazzi ad accordare agli altri, soprattutto ai loro compagni, il calore della lode e a frenare il gelo della critica, che purtroppo sono sempre pronti a indirizzargli. Anche se in apparenza l’altro sembra imbarazzarsi di fronte a una lode e si schermisce, nell’intimo però ne è felice.

* La lode fatta con il cuore è uno dei doni più belli che possiamo fare agli altri: è il sorriso di Dio che passa attraverso di noi e avvolge di gioia chi lo riceve.

EDUCATELI AL CORAGGIO

«Nel mondo avrete da soffrire dice Gesù Ma fatevi coraggio: io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).

Occorre dare grandi ideali ai ragazzi e allenarli al coraggio.

*Ci sono due tipi di coraggio. Il primo è spontaneo, è un’esplosione di istinti sollecitati a far fronte in qualche crisi improvvisa. Il secondo è costante e capace di resistere agli insuccessi e alle ripetute sconfitte; i pugili lo chiamano «spirito agonistico: è quella forza, cioè, che fa scattare in piedi ogni volta che si è messi a terra. Di questo coraggio ne occorre parecchio ai giovani. Sbagliando, ma risollevandosi, si fa un passo avanti verso la piena riuscita.

La forza interiore che fa scattare in avanti è tener presente il traguardo finale: il Cielo.

Giovanni, il discepolo prediletto che, giovanissimo, aveva seguito Gesù, scrive: “Scrivo a voi giovani, perché siete forti, perché la Parola di Dio abita in voi…” (1 Gv 2,14). I giovani affrontano l’ostacolo quando vedono chiaro. Solo la Parola di Dio dà motivazioni luminose e profonde per cui valga la pena di sacrificarsi.

* Un dilettante che allevava farfalle, commosso dalla fatica di quegli insetti per sgusciare dal bozzolo, una volta ruppe il bozzolo con l’unghia del pollice, in modo che la piccola prigioniera potesse uscirne senza difficoltà. Quella farfalla non poté più adoperare le ali. Così si arrischia di fare con i ragazzi: si vuole risparmiare loro lo sforzo di aver coraggio di fronte alle difficoltà, e così si rendono inetti al sacrificio. Ogni volta che un ragazzo affronta una difficoltà e la supera, le sue ali si rinforzano. Si arma di nuovo coraggio e scopre che `9a vittoria che vince il mondo è la nostra fede” (Gv 5,4).

REGALATEGLI IL VOSTRO TEMPO

«Samuele andò a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: “Samuele, Samuele!”. Samuele rispose subito: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,910).

* Nell’intimità della sera, il Signore parla con questo adolescente in tutta familiarità. Così per i genitori e gli educatori, l’ultimo momento della giomata, quello della «buona sera», pub diventare il momento del bilancio della giornata, l’occasione di un colloquio più confidenziale, di un momento di preghiera insieme.

* Un ingegnere, morto eroicamente in guerra come ufficiale degli alpini sul fronte russo, aveva scritto sul taccuino questa domanda: « So dare ai miei figli l’attenzione, il tempo, le parole che essi attendono? Scrivendo loro, so risvegliare, guidare e illuminare le loro piccole anime?».

* L’ascolto “cuore a cuore” con i ragazzi è possibile solo se prima ci si mette in ascolto di Dio.

«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato» (Mc 6,30).

* Gesù riservava tempi di ascolto al Padre in preghiera e di intimità familiare con i suoi. Così i genitori e gli educatori, non devono lasciarsi sfuggire alcuna occasione per intavolare il dialogo con i ragazzi, un dialogo sereno e soprannaturale.

* Per le mamme molte faccende domestiche possono diventare un’occasione di contatto con l’uno o con l’altro dei.figli e favorire la reciproca confidenza.

* Il babbo può approfittare di una passeggiata fatta in compagnia di qualcuno dei suoi figli per uno scambio di parole che ravvivi la comprensione.

* Il dialogo con figli è un mezzo educativo insostituibile, in cui si diventa portavoce di Dio per illuminare, rasserenare, incoraggiare, formare.

EDUCATELO ALL’UMILTÀ

Dice Gesù: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 29).

* I ragazzi hanno bisogno di guardare a Gesù, di specchiarsi e di modellarsi in Lui.

* I genitori hanno l’obbligo di educare i figli che il Signore ha loro affidato. La famiglia è la prima comunità cristiana: è lì che avviene il primo incontro con Dio; è li che, attraverso l’esempio e la parola, si formano sul modello Gesù, l’Uomo nuovo, l’UomoDio.

*Occorre insegnare ai ragazzi che la vita è una lunga lezione di umiltà. L’umiltà è un’arte di cui non ci si rende padroni in quindici giorni. Per essere veramente umili si richiede esperienza, che a sua volta richiede tempo. «In compenso, chi è umile sarà sempre amato da tutti. da Dio e dagli uomini.

EDUCATELO ALL’UMILTÀ VERSO DIO

«Figlia, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall’uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore. Dagli umili egli è glorificato». (Siracide 3,1719)

* La Parola di Dio ci guida all’umiltà, perché solo chi è umile attira in sé Dio ed è amato dagli altri.

* I ragazzi, come tutti gli uomini del resto, hanno un estremo bisogno di umiltà. L’atto proprio dell’umiltà consiste nell’abbassarsi davanti a Dio in tutte le creature. Significa cioé riconoscere praticamente la propria inferiorità, la propria piccolezza, la propria indigenza e, dopo il peccato, riconoscere la propria miseria.

* Solo chi è umile, sa amare perché l’amore autentico è serrare umile amore.

EDUCATELO ALL’UMILTÀ VERSO GLI ALTRI

«Figlio, non essere arrogante nel tuo linguaggio, fiacco e indolente invece nelle opere. Non essere come un leone in casa tua, sospettoso con i tuoi dipendenti. La tua mano non sia tesa per prendere e chiusa invece nel restituire» (Siracide 4, 2931).

La Parola di Dio ci guida all’umile amore.

* I ragazzi vanno educati a essere umili di fronte a qualsiasi persona, anche se ignorante o rozza. L’umiltà non si dimostra mai così bene come in quello che è stato chiamato «un amorevole riguardo per gli ignoranti. Ogni persona può sempre suggerire o ispirare qualcosa di utile e di buono. L’umiltà insegna a tenere nel dovuto conto il potenziale umano, per quanto modesta ne sia la fiammella, perché Dio, Creatore e Padre, ha donato ad ogni uomo la dignità di figlio di Dio, fatto a “Sua immagine e somiglianza» (Gen 1,26).

AIUTATELI A SCOPRIRSI INABITATI DA DIO

«Se uno mi ama, farà tesoro della mia Parola e il Padre mio l’amerà e noi (Padre, Figlio e Spirito Santo) verremo a lui e faremo in lui la nostra dimora» (Gv 14,23).

* Ogni anima battezzata possiede nel più intimo di se stessa, un santuario divino dove abita la Trinità. II ragazzo che, fin da fanciullo si scopre amato da Dio e vive alla sua presenza, si apre alla vita con sicurezza e sereno equilibrio.

E’ un dono misterioso questa presenza divina della SS. Trinità, una realtà che, se guidati e illuminati dalla Parola di Dio, i giovani intuiscono a fondo. Avvertono la presenza dello Spirito Santo, il Dio più intimo a noi che non noi a noi stessi.

INSEGNATEGLI AD AMARE

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15).

* Gesù sottolinea che il test più chiaro dell’amore è l’osservanza dei suoi comandamenti. «Comandamenti equivale a «parole»; tutte le parole di Gesù si riassumono in una frase condensatissima, radioattiva: «Amatevi gli uni gli altri, come io  vi ho amato. Amore a Dio e amore ai fratelli. La legge di Dio non è altro che amore che ci rende liberi e forti; ci realizza al massimo. Quando si ama una persona, si è attentissimi a indovinare persino i minimi desideri di quella persona e si fa di tutto per darle gioia. Allo stesso modo il fanciullo o il giovane deve comprendere che osservare tutti i Comandamenti del Signore (nessuno escluso) non è un peso, ma un modo indispensabile per dire a Dio: “Io ti amo”. Per questo gli occorre la luce e la forza dello Spirito Santo.

Il Cardinal Mercier compose una stupenda preghiera allo Spirito Santo: «O Spirito Santo, anima della mia anima, io ti adoro: illuminami, guidami, fortificami, consolami; dimmi ciò che devo fare, dammi i tuoi ordini: io prometto di obbedirti in tutto.

AIUTATELI A ESSERE TESTIMONI

«Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatta con dolcezza e rispetto» (I Pt 3,15).

* In un mondo immerso nel materialismo ateo, occorre aiutare i giovani a testimoniare la propria fede e la propria adesione a Cristo nella sua Chiesa Cattolica anche con “dolcezza e rispetto”.

Devono imparare a pregare per i fratelli, a istruirli nella Parola di Dio, a perdonarli, ma a rimanere di granito di fronte allo sgretolamento delle dottrine umane.

INSEGNATEGLI AD AMARE IL PAPA

«E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,1819).

Il successore di Pietro è il Papa, ” il dolce Cristo in terra”, come lo chiamava S. Caterina da Siena.

“Occorre educare i ragazzi ad amare il Papa, perché il Papa è la guida infallibile. L’uomo ha estremamente bisogno di una guida sicura, altrimenti non trova la strada che lo conduce a Dio. La Chiesa infallibile ci è stata data come madre e guida. Essa procede come una nave sul mare. AI timone di quella nave c’e il Papa, che è infallibile quando si tratta della dottrina della salvezza.

Il giovane che ama, segue e difende coraggiosamente il Papa, anche in mezzo al disorientamento attuale, cammina con sicurezza, perché ama, segue e difende Cristo stesso, che è “Via, Verità e Vita” (Gv 14,6).

PROIETTATI NEL FUTURO DI DIO

«Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera (…) e vi annuncerà le cose future» (Gv 16,13).

Lo Spirito Santo ci annuncia ciò che ci attende, ci annuncia il Cielo.

Il giovane è tutto proiettato nel futuro, è un sognatore per eccellenza. Ma in quale futuro è immerso? Occorre orientare le sue attese al futuro di Dio che, senza trascurare le realtà della terra, fonda su certezze che non deludono.

Il giovane lo sente e, sotto l’azione dello Spirito Santo, riesce a intravvedere in tutto ciò che ci circonda un segno delle grandi realtà che ci attendono. Per esempio: una bellissima rosa è segno della bellezza eterna quale noi saremo. Il volto incantevole di una persona che ci può affascinare è segno della bellezza fulgida che splenderà sul nostro volto. La luce del sole, la luce di un giorno radioso è segno e anticipo di ciò che noi diverremo nella risurrezione: una purissima trasparenza di Dio.

PARLATEGLI DEL CIELO

«Ci sono molti posti nella Casa dei Padre … Io vado a prepararvi un posto. E quando sarò andato a prepararvi un posto, tornerò a prendervi con me» (Gv 14,23).

* Gesù ci invita a volgere gli occhi e il cuore al Padre. Egli non va verso l’ignoto, torna a casa. Rientra come uno che termina un lungo e doloroso viaggio. Prova un’immensa nostalgia della casa paterna. La sua gioia trabocca e diventa contagiosa, comunicativa: «Vado a prepararvi un posto». La casa del Padre non è un piccolo “chalet” di montagna. E un immenso palazzo, con posti a non finire, pronti a ricevere tutti quelli che

avranno creduto in Lui. E’ il Cielo: è la Città Nuova, una comunità di amore, dove la festa dell’amore sarà eterna, dove la gioia sarà sconfinata come la gloria di Dio. Occorre parlare ai giovani e ai fanciulli del Cielo. II pensiero del Cielo li elettrizza e li carica di fiducia e di gioia.

EDUCATELI A COMBATTERE LA MALINCONIA

Dice il Signore «Si dimentica forse una donna del suo bambino? Anche se queste donne si dimenticassero io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).

Un grande mezzo per vincere la malinconia e lo sconforto è richiamare alla mente la certezza che Dio è Padre e ci ama personalmente e infinitamente.

Altri mezzi utili a vincere la depressione: fare una passeggiata o una gita, leggere un libro interessante, fare dello sport, ascoltare musica e soprattutto fare qualcosa a favore di un altro. La volontà di rallegrare gli altri, anche se non si può condividere l’allegria, è una magnifica cura medicinale contro la malinconia: telefonate o scrivete a qualcuno che è solo, mandate un libro o un dono a qualcuno che è ammalato, portate dei dolci a un bimbo a cui volete bene. Non c’è migliore allegria che rendere allegri e felici gli altri. Gesù lo ritiene fatto a Sé (cf MI 25,40).

ALLENATELI AL SACRIFICIO

Disse Gesù: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di frumento non cade per terra e non muore, resta solo; se invece muore, porta molto frutto» (Gv 12,24).

* Gesù lega la fecondità della nostra vita al sacrificio. Alienare i ragazzi fin da piccoli ai sacrificio è come appoggiare a un robusto bastone la tenera pianticella perché cresca diritta. Dicono i sociologi con forte preoccupazione: la società moderna, gli uomini d’oggi, soprattutto i giovani, stanno disimparando a sacrificarsi.

Vi è un segreto per iniettare nei giovani lo spirito di sacrificio: presentare loro la soave figura della Madonna. Ogni invito al sacrificio, accompagnato dall’immagine di Maria, penetra più efficacemente nell’animo dei ragazzi. La prima educatrice è sempre la mamma.

Dice Gesù: «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non pub essere mio discepolo» (Lc 14,27).

Il  sacrificio è una legge universale che il giovane deve imparare fin da fanciullo.

* Efacile accontentare sempre i ragazzi e chiudere un occhio sulle ombre e sugli angoli polverosi. Ma ogni trascuratezza

lavora con una misteriosa alchimia e volge in peggio il meglio di noi stessi. E’ una grazia che fisicamente, mentalmente e spiritualmente ci siano sempre per i giovani dei sacrifici da fare. Tutto ciò è stimolante: è come un sorso d’acqua che spegne la loro sete istintiva di superarsi, di migliorare. «Qualunque sacrificio è efficace », diceva un Santo. La lotta per tenersi in pari non conosce sosta. Una leva potente che spinge il giovane alla generosità è fargli balenare dinanzi l’immensa ricompensa di chi si sacrifica e lotta per tenersi in Grazia di Dio.

EDUCATELI A ESSERE PURI

«Carissimo, nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza» (Dalla Lettera di S. Paolo a Timoteo 4,12).

Non c’è educazione all’amore, se non c’è alla base una vita pura, una vita di Grazia. Per educare alla purezza, oltre alla devozione all’Immacolata e alla frequenza ai Sacramenti della Confessione e Comunione, occorre allenare i fanciulli e i giovani a fuggire le occasioni.

In questo mondo moderno, definito «afrodisiaco» dal filosofo Bergson, si incontrano squilibrati, ossessionati, rammolliti, e i ragazzi possono essere da un momento all’altro, quando meno lo si pensa, vittime di un compagno cattivo o di un adulto sadico.

Bisogna che la mamma possa dire con naturalezza al suo figliolo: «Se incontrerai un compagno cattivo, se qualcuno volesse giocare con te villanamente, se tentasse di rovinarti, non permetterlo; fuggilo subito e vieni adirmelo». L’esperienza dimostra che almeno il 60 per cento dei fanciulli e adolescenti sono stati sfiorati da questo genere di pericoli e di tentazioni, senza che i loro genitori ne avessero mai nemmeno lontanamente il sospetto. Un ragazzo avvisato diventa un ragazzo più coraggioso e verrà con maggior facilità ad avvertire i suoi genitori in caso di pericolo.

Dice Gesù: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).

La purezza, questo valore così calpestato dalla società attuale, è per i fanciulli e i giovani fonte di energia e di equilibrio.

In uno studio scientifico, edito dalla rivista Educateurs di Parigi, si trova un lungo articolo sull’educazione alla purezza che mette in rilievo il piano divino di amore voluto da Dio nella creazione e che insiste sui tre elementi necessari per ogni vera e autentica educazione morale: 1) conoscenza progressiva della verità; 2) educazione al dominio di sé; 3) Grazia di Dio. Se si aiutano i ragazzi e i giovani a comprendere quanto è preziosa agli occhi di Dio la virtù della purezza, la virtù di Maria, saranno disposti a fare qualunque sacrificio per conservarla.

INSEGNATEGLI A CAPIRE GLI ALTRI

«Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’Amore che Dio ha per noi. Nell’Amore non c’è timore…» (1 Gv 4,16.18).

Gesù si fece piccolo coi piccoli: ecco il Maestro della familiarità. Occorre che i ragazzi non solo siano amati, ma che conoscano di essere amati, per poter a loro volta aprirsi all’Amore. A questo scopo è necessario che i genitori e gli educatori amino ciò che piace ai ragazzi e questi ameranno ciò che piace ai loro educatori. Non c’è cosa che il giovane non sia pronto a confidarci purché ci si sappia intonare al sentimento che ispira le sue parole e le sue azioni. E il capire i sentimenti degli altri ci aiuta a non essere feriti nei nostri.

E’ necessario perciò che l’educatore ispiri confidenza e simpatia. La simpatia è affine all’empatia. La simpatia dice: “Condivido i tuoi sentimenti”; l’empatia invece dice: * “Capisco i tuoi sentimenti”. E’ una comprensione che aiuta moltissimo chi è in difficoltà e chi soffre. Chi vuol essere amato deve dimostrare amore. L’educatore quindi sia tutto a tutti, pronto ad ascoltare ogni cruccio e lamentela dei ragazzi, pronto a comprenderli; tutto occhi per sorvegliare paternamente la loro condotta, tutto cuore per cercare il bene di coloro che Dio gli ha affidato.

EDUCATELI A STARE CON GLI ALTRI

«Mosso a compassione (verso un lebbroso), Gesù stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!» (Mc 1,41).

” Gesù è sensibilissimo a ogni sofferenza e va incontro a chi soffre con un’attenzione piena di amore. Occorre educare i fanciulli e i giovani a formarsi come Gesù un cuore buono, capace di captare l’altrui sofferenza e di consolarla.

A questo scopo si possono cogliere varie occasioni per far visita agli anziani e ai malati, che vivono di solito in una grande solitudine e insegnare ai ragazzi a saperli ascoltare con

interesse, a renderli felici con qualche piccola sorpresa, soprattutto a pregare con loro e a donargli qualche Parola di Gesù, per caricarli di fiducia e di gioia. E’ necessario abituare i ragazzi a visitare specialmente i loro coetanei sofferenti o ammalati. Gesù ha divinamente sottolineato l’importanza della presenza accanto a quelli che soffrono, lui che ha promesso il suo Regno non soltanto per un bicchier d’acqua dato a coloro che hanno sete, ma anche per la visita fatta a chi è solo: «Ero prigioniero, ero ammalato e voi mi avete fatto visita (cf Mt 25,36).

«Il terzo giorno ci furono nozze a Cana di Galilea. Era presente la Madre di Gesù» (Gv 2,1).

E’ una presenza, quella della Madonna, attenta, intuitiva, attiva, piena di amore… Stando con loro, dobbiamo educare i ragazzi a farsi a loro volta amorosamente attenti agli altri. Molti purtroppo non hanno nessuno nella loro vita; somigliano al paralitico della piscina probativa che diceva a Gesù: «Io non ho nessuno… nessuno che mi aiuti a scendere nell’acqua al momento giusto» (cf Gv 5,7).

Occorre educare i ragazzi a essere presenti almeno in alcune particolari occasioni, per rallegrare o confortare gli altri. In quali occasioni?

Nei momenti di una grande gioia, quando per esempio ritorna da una lunga assenza una persona cara. La propria presenza non fa che accrescere la gioia.

Nei momenti delle grandi pene. Il ragazzo di per sé non ci pensa nemmeno a farsi presente, oppure la timidezza lo trattiene. Occorre educarlo a trovarsi lì.

Nelle visite a chi soffre e negli incontri con le varie persone in cui la monotonia della quotidianità può rendere abitudinari e indifferenti. Occorre aiutarli a farsi attenti a ognuno, come Maria che aveva l’occhio aperto su tutti, perché era aperto su Dio.

INSEGNATEGLI A FARSI PROSSIMO PER GLI ALTRI

«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore… e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10,27).

« Chi è il mio prossimo?» chiese un legista a Gesù. E Gesù gli raccontò la storia di un pover’uomo abbandonato come morto dai banditi. «Passò un sacerdote ebreo e andò oltre. Ugualmente un levita. Arrivò un samaritano e gli si accostò. Quale dei tre uomini a tuo parere si è fatto prossimo di colui che era caduto nelle mani dei briganti?» chiese Gesù. Gesù dà in questa parabola un significato attivo alla parola «prossimo, a cui non si riflette abbastanza. Chi è il mio prossimo? chiede il legista. E Gesù gli risponde: «Fatti prossimo di tutti », cioè sii colui che si accosta amorevolmente, colui che si china con bontà sulla miseria e il dolore degli altri, anche del primo che si presenta sconosciuto, perfino avverso, come fece il buon samaritano con quell’uomo moribondo.

Fatti prossimo degli altri, amandoli. E’ così che il ragazzo imparerà ad amare.

«Siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili», insegnava l’apostolo Pietro che aveva imparato ad amare da Gesù stesso (1 Pt 3,8).

* Seguendo queste indicazioni della Parcla di Dio, occorre guidare i ragazzi ad avere rispetto e comprensione profonda del prossimo. Ma questo atteggiamento interiore sarebbe vanità e menzogna se la carità non divenisse attiva e non fiorisse in servizi diversi resi al prossimo, a profitto dei fratelli. La carità è uno stato d’animo che ha delle mani per servirsene.

* «Che cos’è l’attenzione agli altri?» fu chiesto a Mark Twain. E lui rispose con una battuta espressiva: «Quando avevo 16 anni non ero punto attento a mio padre, perciò ero convinto che mio padre non sapesse niente. Ma quando ne ebbi 22, divenni

attento a mio padre e mi stupii moltissimo scoprendo quante cose mio padre avesse imparato in soli sei anni.

” «Si vede bene solo col cuore scriveva l’autore di “Piccolo Principe”. E aveva ragione: solo chi ama ha la visuale giusta delle cose e degli altri. Dio ci guarda amando.

«Questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (1 Gv 4,21).

* Occorre a poco a poco insegnare ai ragazzi a diventare attenti agli altri, a venire incontro alle loro necessità, a non attendere che gli altri facciano loro un cenno; ad avere, come la Madonna alle nozze di Cana, gli occhi aperti e le orecchie attente, non per soddisfare la propria insaziabile curiosità, ma per captare le angosce del mondo, per indovinare quando e come si può diventare utili senza pesare, e servire senza ingombrare.

Gli uccelli spingono i loro piccoli fuori dei nido. Noi dobbiamo spingere i ragazzi a uscire dal nido del proprio egoismo, offrendo loro l’incentivo di farsi «prossimo» di tutti.

EDUCATELI A PERDONARE

«Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,2122).

* E’ inevitabile che ogni giorno qualche persona, anche senza volerlo, ci irriti, ferisca il nostro orgoglio, approfitti o abusi di noi, si mostri sconsiderata o ingrata. Le piccole offese di solito si possono anche sopportare; ma quando si ripetono o diventano serie suscitano in noi una cieca volontà di rendere male per male. Senza la grazia del perdono, l’offesa genera offesa e la vendetta porta alla reciproca distruzione. Occorre preparare i ragazzi a queste dure esperienze della vita e insegnare loro che bisogna perdonare. Quante volte perdonare? Sette volte? Gesù risponde: «Settanta volte sette», cioé all’infinito.

«Gesù disse: «Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro Celeste perdonerà anche a voi» (Mt 6,14).

* Perdonare vuol dire dimenticare per sempre. Se si vuole ottenere molto dai ragazzi, occorre non mostrarsi mai offesi

contro qualcuno, ma essere sempre pronti al perdono sincero. C’è qualcosa di divino, dimir`adoiosó~hclmodo in cui il perdono riesce a conciliare ciò che sembrava assolutamente inconciliabile.

* Il perdono è il vertice della carità. Se la carità è un dono, il perdono è un raddoppio di dono. Euna grazia che redime. La psicologia moderna insegna che la capacità di perdonare e di accettare il perdono è l’indice di un carattere bene equilibrato. Di più, il perdono ci rende simili a Dio che perdona sempre, perdona tutto, perdona subito e con la sua fiducia di Padre apre a nuovi e infiniti orizzonti.

Gesù disse: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (Mt 5,4445).

La virtù risanatrice del perdono richiede soprattutto preghiera. Senza la preghiera il ricordo dell’offesa subita resta pieno di amarezza. Ela preghiera che toglie il pungiglione e il veleno ai pensieri che ne rimangono. Ogni genitore e ogni educatore dovrebbero insegnare ai fanciulli questo segreto. «Tu vuoi vendicarti? scriveva un educatore. Prega per colui che ti ha offeso.
Recita semplicemente anche solo un’Ave Maria.
È come un po’ d’olio gettato sulle acque tumultuose della collera. Si farà subito bonaccia.

Solo così si ama con amore divino e si è veri figli del Padre Celeste che «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni.

AIUTATELI A CONFESSARSI BENE

«Dice il Signore: “Io ti ho formato:: Ritorna a me, poiché io t’ho redento”» (Isaia 44,22).

Occorre aiutare i ragazzi a scoprire il Sacramento della Riconciliazione come il Sacramento pasquale della gioia. E’ la gioia del figlio prodigo che torna tra le braccia del padre. Questa stupenda parabola di Gesù è anche la nostra storia. Anche i fanciulli, con i loro piccoli “no” a Dio, sanno riconoscersi in questo figlio che si allontana dalla casa patema e ritrova poi la via del ritorno attirato dalla bontà del padre. Vanno quindi guidati a fare una buona Confessione, chiedendo l’aiuto all’Immacolata e tenendo presenti queste condizioni:

1) Esame di coscienza sulla Parola di Dio.

2) Dolore o pentimento di aver offeso un Padre cosi buono. 3) Accusa sincera dei peccati, incominciando dai più gravi. 4) Proposito di vita nuova, da mantenere con l’aiuto del Signore e ferma volontà.

3) Soddisfazione o penitenza, recitando le preghiere o compiendo l’opera buona assegnata dal SacerdoteConfessore. Occorre suscitare nel loro animo fiducia e gioia, con la certezza che Dio perdona tutto, perdona sempre, perdona subito e ridona l’innocenza battesimale.

E’ la più grande gioia di Dio perdonare: «Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita… » (Lc 15,24).

* Il ragazzo che si accosta spesso e bene alla Confessione si sente avvolto dalla gioia di Dio e cresce sereno, libero e forte.

GUIDATELI ALLA CONFESSIONE FREQUENTE

«Dice il Signore: “Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana”» (Isaia 1,1618).

Il sogno di Dio è di formarsi un popolo liturgico, un popolo cioè, di figli che cantano le sue lodi e vivono nel suo amore e nella sua santità. Il peccato ostacola questo stupendo piano di Dio. Occorre quindi aiutare i giovani e i fanciulli a farsi attenti agli inviti del Signore alla conversione, a vivere nella sua Clrazia per vivere da veri figli di Dio. Per questo vanno guidati alla Confessione frequente e ben fatta, offrendo loro la possibilità di scegliere liberamente tra vari Confessori. Va inoltre chiarito loro che, per potersi accostare degnamente e con frutto alla Comunione eucaristica, se vi sono peccati gravi, è necessaria, oltre al pentimento, anche la Confessione sacramentale. Questo assicura la base soprannaturale dell’educazione: la Grazia di Dio, perchedice Gesù: «Senza di me voi non potete fare nulla » (Gv 15,5).

DATEGLI LA GIOIA

«La gioia del Signore è la vostra forza» (Neèmia 8,10).

* I giovani e i fanciulli hanno bisogno di una fede che impegni e trasformi la loro vita: ed è quanto Cristo pub dare. Gesù lanciò un ideale stupendamente affascinante: il Regno di Dio. Ma subito aggiunse: «Convertitevi e credete al Vangelo» Occorre prima mettere a posto l’anima con un bagno di Grazia e di gioia e poi proiettare i ragazzi nel futuro di Dio.

«Mi ha amato e si è sacrificato per me… In Lui noi troviamo la redenzione a mezzo del suo Sangue, il perdono dei peccati (San Paolo, Galati 2,20; Efesini 1,7) A ogni Confessione il giovane sente scorrere nella sua anima il Sangue di Gesù. Gli entra nel cuore l’alta marea della gioia; scopre la Gioia che è Cristo. La Confessione è il Sacramento della gioia pasquale. La Comunione è un’incorporazione a Cristo.

* La nostra azione educativa è vana e vuota senza l’azione efficace di Gesù.

Noi possiamo agire dal di fuori, ma Gesù è Dio e opera efficacemente all’interno dei cuori. Costruire con Gesù è costruire sulla roccia.

EDUCATELI STANDO CON LORO

«Io, il Signore, sono il custode della vigna, ad ogni istante la irrigo; per timore che venga danneggiata; io ne ho cura notte e giorno» (Isaia 27,3).

Ogni fanciullo e ragazzo è come una pianticella che ha bisogno di continue cure e attenzioni, così come fa il Signore Dio con noi: ci è sempre accanto. Per educare i ragazzi, occorre stare con loro. «Educare i ragazzi scriveva uno psicologo è facilissimo se si ha la pazienza di un certosino, i nervi di un astronauta e poco bisogno di sonno». Gli fecero questa domanda: «Qual è la vostra opinione sull’adolescenza?». Rispose: «L’adolescenza è uno stadio normalissimo dello sviluppo che tutti attraversano, eccettuati i genitori dell’adolescente». Per capire e per educare i ragazzi bisogna stare con loro, essere presenti in mezzo a loro, essere lì. E’ una presenza attenta e discreta, dolce e forte, vigile e attiva, come quella di Dio che è Amore.

«Padre, quando io ero con loro, io custodivo nel tuo Nome quelli che tu mi hai dato» dice Gesù nella preghiera Sacerdotale (Gv 17,12).

Anche i genitori e gli educatori devono poter dire lo stesso riguardo ai bimbi e ai ragazzi che il Signore gli affida. Per questo occorre essere il più possibile accanto a loro con una presenza educativa. Mistero della presenza! Per insegnare ai ragazzi, perdar loro gioia e bontà, per aiutarli e confortarli, non è sempre necessario dire qualcosa. D’altronde non sarebbe nemmeno possibile. E’ sufficiente essere li… essere cioé presenti con tutte le proprie forze di bontà, di simpatia e di affetto. Un bimbo piange. Ha paura. Arriva la mamma. Subito il sorriso succede alle lacrime.

La maniera più semplice per capire i ragazzi e per farsi amare è di essere lì, accanto a loro. Equivale a lasciar balenare un angolo di cielo della nostra anima. Un bravo educatore lo sa e per questo non si stanca mai di stare con i suoi ragazzi.

PREGATE CON LORO

«Il Bambino (Gesù) cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e la Grazia di Dio era sopra di lui» (Lc 2,40).

* Così deve avvenire per ogni fanciullo e ragazzo. I genitori sono lo strumento scelto da Dio per questa loro crescita in statura, in sapienza e in Grazia.

* In famiglia c’è la possibilità, mediante un piccolo Cenacolo Familiare, di pregare con i bambini e di iniziarli alla liturgia. E’ semplicissimo: attraverso il Rosario (meditato con la Parola di Dio), genitori e figli si mettono in atteggiamento di preghiera. Allora la preghiera non diventa un qualcosa di “aggiunto” alla giornata, anzi fa vivere un indimenticabile momento di intesa e di gioia. Nulla di complicato in questi Cenacoli Familiari. un’atmosfera di raccoglimento, la lettura della Parola di Dio, l’utilizzazione del canto e della musica, la preghiera spontanea, ecc.

* In questo modo il Cenacolo Familiare stimola le famiglie a partecipare attivamente alla preghiera liturgica della Chiesa. E’ un rodaggio per la domenica in chiesa, in assemblea parrocchiale; ed è anche un rodaggio per la festa eterna in Paradiso.

EDUCATELO ALL’UMILE AMORE

«La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa. Tutto copre, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,4.7).

* L’umile amore è dono dello Spirito Santo, ma è anche sforzo e conquista.

Occorre insegnare ai ragazzi che l’umiltà vuol dire «godere del successo edella riuscita degli altri l’unica maniera per non farsi portare fuori rotta dall’invidia, così istintiva in tutti. Il compagno di squadra che seguita a far gol mentre noi siamo fuori forma pub scatenare l’invidia. L’umiltà fa da correttivo. Ci dice: «Perché non ti congratuli con lui?».

Godere del bene degli altri è indice di un cuore grande e buono, spalancato al dono in cui Dio stesso riversa senza misura l’amore.

«Figlio, fatti amare dalla comunità, davanti a un grande abbassa il capo. Porgi l’orecchio al povero e rispondigli al saluto con affabilità» (Siracide 4, 78).

L’umiltà si fa dono e servizio.

* Occorre insegnare ai ragazzi a essere umili mettendosi prontamente a disposizione degli altri. L’umiltà è sopratutto servizio. «Rimasi colpito racconta un giornalista nel vedere una personalità politica di alto riguardo che, dopo di aver fatto una merenda all’aperto con un gruppo di persone, raccoglieva tutti i bicchieri di carta vuoti e tutti i rifiuti sparsi un pò dappertutto e li depositava in un cestino. Lo faceva con grande naturalezza. L’umiltà non va chiedendo in giro quale sia l’atto gentile da fare; lo compie d’istinto.

Solo chi è sinceramente umile, sa essere dono a Dio e ai fratelli.

INSEGNATEGLI CHE L’UMILTÀ ARRICCHISCE

«Ciascuno di voi consideri con tutta umiltà gli altri superiori a se stesso» (Fil 2,3).

Così dice la Parola di Dio in S. Paolo. Occorre perciò insegnare ai ragazzi ad essere umili, perché l’umiltà arricchisce, spalanca la mente a comprendere tante cose. Tutti cominciamo dallo stesso grado di miseria e di ignoranza; perfino il genio parte da nozioni acquisite dagli altri. Mozart prese il tema dell’ouverture del suo Flauto magico da una sonata di Clementi. Bach traeva materiale di ispirazione dalla musica di Corelli. L’opera di un uomo è frutto di quanto è stato fatto prima di lui e ciò che egli scopre è puro dono di Dio. E’ Dio, infatti, Sapienza e Scienza infinita, che sostiene lo sforzo e illumina l’intelligenza delle sue creature.

EDUCATELO ALL’UMILE FIDUCIA

«Figlio mio, confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed Egli appianerà i tuoi sentieri. Il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto» (Siracide 3, 512).

* Occorre insegnare ai ragazzi che essere umili non vuol dire avvilirsi. E’ vera umiltà il ricominciare sempre da capo, nonostante tutte le cadute e tutti gli scivoloni. L’umiltà ha la stessa funzione della chiglia di deriva sulle imbarcazioni da regata: assicura la stabilità. Più l’imbarcazione è veloce, più ha bisogno di una chiglia ben equilibrata. Abbiamo bisogno dell’umiltà in proporzione alla nostra velocità.

L’umiltà è dono ed è conquista. Attira Dio a chinarsi su di noi e suscita la benevolenza degli altri.

AIUTATELI A GUARDARE CON L’OTTICA DI DIO

Al termine della creazione, “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Genesi 2,31).

* Dio vide che tutto era buono, bello, stupendo e, prima dei peccato, anche Adamo ed Eva guardavano tutto con meraviglia estupore nel paradiso terrestre. Poi, il peccato ha devastato e reso tenebroso il cuore dell’uomo. E ora, solo lo Spirito Santo che è luce può ridonarci la luminosità dello sguardo che viene dalla trasparenza dell’anima.

Occorre perciò guidare i ragazzi all’ascolto di questo “dolce Ospite” alla limpidezza del cuore, aiutandoli a vivere in Grazia. Rimanendo sotto l’azione dello Spirito Santo, che è legatissimo alla Vergine Immacolata, la TuttaBella, potranno guardare tutto con occhi nuovi nell’ottica stessa di Dio.

INSEGNATEGLI A INTERESSARSI AGLI ALTRI

«Amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati dalla Parola di Dio viva ed eterna» (I Pt 1,2223).

* Il cristiano è uno che, amato da Dio, è chiamato ad amare. Ogni ragazzo ha in sé latente una meravigliosa capacità di interessamento agli altri. Accrescerla o diminuirla dipende in gran parte dalla sua volontà. Ma la volontà va educata. Non sempre è spontanea. A questo alludeva Socrate, il filosofo greco, quando diceva: « Prima che un uomo possa muovere il mondo, deve muovere se stesso. Occorre insegnargli a mostrare un immediato interessamento per ogni fratello o persona che lo avvicina, per ogni compito che gli viene affidato. E’ necessario che il ragazzo si scopra avvolto dallo sguardo amorevole di Dio per aprire gli occhi del cuore sugli altri.

«Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri» (I Gv 4,11).

E’ necessario quindi educare il ragazzo all’arte di sapersi donare agli altri, di avvicinarsi soprattutto a chi soffre, a chi è nel dolore, di mostrare interessamento specialmente alle persone che più delle altre sono respinte ai margini della società. Una volta racconta un padre di famiglia ricordo di essermi trovato al tramonto con la mia bambina in riva al mare. La marea saliva; la serata era tranquilla e opalescente. L’acqua andava all’assalto della rena asciutta e l’invadeva sempre di più. A un tratto la mia bambina disse con voce sommessa: “Non è bello, papà, vedere come il mare vuol bene alla terra?”».

La terra era indifferente e perciò aspettava. Ma il mare no, il mare veniva. Una lezione meravigliosa: occorre insegnare ai ragazzi, come dice Gesù, «a farsi prossimo degli altri», a compiere ogni giorno qualche piccolo atto anonimo e dimenticato di bontà e di amore verso chi gli sta vicino o che incontra. Non è bello tutto questo?

«Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio» (1 Gv 4,7).

* La massima realizzazione dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio sta nell’Amore. Occorre quindi aiutare il ragazzo fin da piccolo ad aprirsi all’amore verso Dio e all’interessamento agli altri.

“Uno dei modi migliori di accrescere la capacità di interessamento del ragazzo è quello di lasciarlo libero di esprimere quello che sente. Gli adulti sono sempre un po’ inclini a frenare i sentimenti dei ragazzi. «Impara a dominarti», gli dicono con severità. «Non lasciarti trasportare dalle prime impressioni». Eppure spesso queste manifestazioni sono l’indice dell’interessamento; una repressione continua pub smussare o addirittura soffocare la loro capacità di aprirsi agli altri. L’educazione implica un profondo e delicato rispetto per l’intimo del ragazzo e per il disegno di amore che il Padre Celeste va gradatamente attuando in lui.

Gesù disse: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12).

E’ la regola d’oro per imparare ad amare sul serio.

* Insegnate al ragazzo a scoprire il senso d’isolamento che spesso invade gli altri. Diceva un giovane universitario: «Mi pare sovente di essere uno zero che va in giro su due gambe. Mi pare che qui nessuno si curi di me o della mia esistenza. Per piacere, trattatemi come un essere umano e dimostratemi un po’ d’attenzione». Il capire l’isolamento e il sentimento degli altri può essere il segreto di un’efficace opera educativa. L’operaio che si sente considerato dal suo capo come una semplice ruota d’ingranaggio fornirà un lavoro scadente. Ma quando sente che il suo capo si interessa sinceramente di lui, dei suoi problemi, del suo avvenire, delle sue condizioni familiari, è molto più probabile che faccia un buon lavoro. Così pure il fanciullo o il giovane che si sente avvolto di comprensione e di fiducia dai genitori e dagli insegnanti. Ma soprattutto egli deve scoprirsi amato personalmente da Dio.

Solo sefarà esperienza di un sano e autentico amore il ragazzo saprà a sua volta amare e comprendere chi gli è vicino.

«Dio è Amore; chi sta nell’Amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4,16).

Una caratteristica dell’amore è la comprensione.

Occorre insegnare al ragazzo, soprattutto con l’esempio, a dare importanza ai sentimenti degli altri. Uno studioso notava: «Molti motivi di attrito potrebbero essere appianati se ognuno si chiedesse ogni volta che un altro fa qualche cosa che lo irrita: “Qual è il vero sentimento che ispira questa condotta?”. Per esempio: un ragazzo esce in escandescenze offensive contro il papà ed esce sbattendo la porta. Il babbo, applicando l’empatia, penetra nel sentimento che ha provocato quello scatto e l’interpreta secondo il giusto significato, che di solito è: “Ho bisogno di te e tu non mi presti attenzione. Ti prego, dimostrami che mi vuoi bene”.

* I genitori egli educatori che prendono sul tragico le stramberie e le sciocchezze degli adolescenti mancano di empatia: invece di ricordarsi com’erano anche loro nell’adolescenza, vogliono che i ragazzi si comportino come uomini maturi.

Perché i ragazzi si aprano a comprendere gli altri, occorre che ricevano molta comprensione, la stessa che Dio dona a noi continuamente.

«Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri» (Rm 12,1516).

* Capire gli altri: ecco la grande regola per saperli amare così come sono. Oggi la psicologia ci offre una parola nuova, più difficile, ma che dice la stessa cosa: empatia. L’empatia è la capacità di apprezzare i sentimenti di un altro senza esserne emotivamente turbati in modo da influenzare il proprio giudizio. Scrisse uno studioso: «In fondo, quando si è legati in cordata nelle ascensioni in montagna e uno della comitiva cade in un burrone, non lo si aiuta saltandogli vicino, ma piuttosto tenendosi ben saldi per poterlo tirare su». L’empatia è uno stato d’animo che tutti possono acquistare, sviluppare e migliorare. Ci vuole pazienza per imparare a capirei sentimenti degli altri. Ma il penetrare nella mente e nel cuore di un altro essere umano pub rappresentare una grande e utile esperienza. L’empatia non è altro che la carità che fa sentire agli altri che noi li amiamo con l’Amore stesso di Dio.

INSEGNATELI A MEDITARE LA PAROLA DI DIO

«Gesù incontrò il cieco nato e gli disse: “Credi tu nel Figlio dell’Uomo?”. Rispose: “Chi è Signore, perché io creda in Lui?”. Gli disse Gesù: “Tu lo vedi: è Colui che ti parla”. Allora rispose: “Credo Signore”, e l’adorò. (Gv 9,3537).

* Al cieco guarito Gesù si rivela come «Colui che parla e parla personalmente: «Parla a te». E’ il Verbo, la Parola del Padre. Così Gesù si manifesta ancora oggi e la fede non è che la nostra risposta al Signore che ci parla continuamente. Occorre perciò aiutare il ragazzo a mettersi in ascolto di Gesù presente sotto i veli della terminologia umana nella Parola di Dio, così come è presente nell’Eucaristia sotto i veli del Pane. E’ necessario che ogni giorno il ragazzo ascolti la Parola di Dio, leggendo un tratto di Vangelo o meditando la liturgia della Parola del giorno o festiva. Occorre soprattutto insegnargli a leggerla adagio, in preghiera con un cuore semplice e umile, che accoglie in pieno nella fede come Maria, vedendo l’invisibile. Aprire il Vangelo infatti è incontrare Gesù: «Tu lo vedi: è Colui che ti parla.

EDUCATELI A COMBATTERE L’OZIO

«Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio» (Is 50,10).

«Sei triste? Prega dice S. Giacomo nella sua lettera. La preghiera è la forza più potente per vincere la tristezza e la malinconia: è la forza stessa di Dio. Un altro mezzo per custodire la serenità d’animo è l’essere sempre onestamente occupati. Un Santo diceva che l’ozio è il terreno ideale per far crescere il fungo nerodella malinconia. Consigliava i ragazzi di partecipare ai giochi con i compagni, di mettersi a fare qualsiasi cosa piuttosto che crogiolarsi nella malinconia. Un celebre uomo consigliava ai giovani: «Evitate la solitudine ed evitate l’ozio. Se siete oziosi, non siate soli; se siete soli, non siate oziosi.

Ciò che soprattutto aiuta i giovani a vincere la malinconia è lanciarli a un grande ideale di servizio agli altri, per esempio portare ai fratelli il dono più grande: la Parola di Dio. L’evangelizzazione carica i giovani di gioia e rinnova il mondo.

AIUTATELI A SEGUIRE ATTENTAMENTE LA MESSA

«Dove sono due o tre riuniti nel mio Nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20).

* Occorre guidare i giovani e i fanciulli a gustare la presenza del Signore, aiutandoli a prepararsi alla S. Messa, possibilmente, su di un libretto o foglio che rechi una spiegazione breve e semplice delle letture bibliche. Tale preparazione andrebbe fatta con esplicito dialogo tra figlio e genitori o tra allievo ed educatore.

A questo si presta in maniera semplice ed efficace il foglio volante: «Per me Cristo» (fascia rossa per adulti e giovani, fascia azzurra per fanciulli), che, letto e pregato insieme durante la settimana, aiuta a cibarsi con frutto alla mensa della Parola di Dio.

Procurando per tempo il volantino, si può pregare la Parola di Dio in famiglia, soprattutto la sera quando tutti sono riuniti. II modo migliore è pregare la Parola di Dio attraverso il Cuore Immacolato di Maria, cioé con una decina del Rosario. Dopo l’invocazione allo Spirito Santo, l’enunciato di un Mistero e il Padre nostro, si intercala ad ogni Ave Maria la lettura di uno o più versetti delle letture bibliche e del Vangelo, aggiungendo qualche riga di commento. Dopo I’Ave Maria si pub fare un breve canto. Conclude la decina il piccolo inno alla Santissima Trinità: il Gloria al Padre.

Il piccolo Cenacolo in famiglia è un’esperienza di gioia che, fatta una volta non si tralascia più. Ci si sente tutti uniti attorno alla Madre di Gesù, veramente presente in maniera tutta particolare come Madre e Regina della “chiesa domestica”.

«Il Regno dei Cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio» (Mt 22,2).

La S. Messa è il banchetto preparato dal Padre Celeste per darci in dono il suo Figlio Gesù. Oggi la Liturgia, con la proclamazione e la spiegazione della Parola di Dio, favorisce la partecipazione veramente totale alla Messa. Occorre aiutare i ragazzi a questa partecipazione totale, insegnando loro tre cose:

1) A tenersi o a mettersi in Grazia di Dio;

2) a preparare le letture della Liturgia della Parola;

3) a seguire attentamente e con fede.

* E’ necessario aiutarli a tenersi o a mettersi in Grazia di Dio per la massima partecipazione alla Messa: la santa Comunione. Oggi è ancora più valida di ieri l’asserzione di un Santo, grande educatore: «la frequente Confessione, la frequente Comunione, la Messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edificio educativo». Costruire con Dio significa costruire sulla roccia, costruire per I ‘eternità.

«Dice il Signore: “…Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me…”» (Isaia 29,13).

* Per evitare che la presenza alla S. Messa diventi un formalismo esteriore, ma sia un vero incontro di amore di figli con il Padre Celeste, è necessario aiutare i giovani non solo ad assistervi, ma a parteciparvi attivamente. A questo scopo occorre prepararli spiritualmente:

1) A seguire attentamente e ad applicare non agli altri, ma a se stessi, la proclamazione della Parola di Dio nella Liturgia della Parola, che è la piú vera e più efficace comunione spirituale. 2) Ad accostarsi in Grazia di Dio e con fede viva alla S. Comunione. Il massimo della partecipazione alla Messa è attuato con la Comunione Sacramentale: l’unione con la Vittima immolata sull’altare. L’unione con Gesù Eucaristia sprigiona all’intemo delle anime giovanili una luce e una forza tale da sostenerli nelle molteplici sollecitazioni al male e da stimolarli fortemente al bene, in modo da portare tutta la Messa nella vita e tutta la vita nella Messa.

AIUTATELI CON LA CORREZIONE

«La stoltezza è legata al cuore dei fanciullo, ma il bastone della correzione l’allontanerà da lui. Abitua il giovane secondo la via da seguire» (Proverbi 22,15.6).

Ecco una stupenda esortazione che la Parola di Dio rivolge ai genitori e agli educatori per educare i giovani fin da fanciulli, al sacrificio.

Un ragazzo fu sorpreso a rubare nel borsellino della mamma; inventò una bugia e se la cavò con una semplice ramanzina. «Non è che una birichinata disse impietosita la mamma tutti i ragazzi rubacchiano come le gazze. Quando non voleva fare i compiti di casa glieli faceva il babbo: quell’aiuto era un inganno bell’e buono. Anni dopo, fatto adulto, divenne vicepresidente di una banca. In quel posto di responsabilità fece delle speculazioni disastrose e alterò i bilanci. Fini col procurare a sé la prigione e la rovina a molti suoi concittadini.

Sua madre confessò: «Mio figlio cominciò a essere disonesto da bambino, quando rubava a me. Suo padre e io coltivammo le sue debolezze. Non gli abbiamo mai chiesto un sacrificio, e cos) lo abbiamo rovinato noi». II sacrificio è indispensabile per formare a una vita onesta e buona, in vista del Regno dei Cieli.

EDUCATELI COL RECIPROCO PERDONO

«Non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma al contrario, rispondete benedicendo» (1 Pt 3,9).

* Oltre a essere un atto di carità, il perdono porta un duplice vantaggio: giova perdonare non meno che essere perdonati. Si verifica uno dei paradossi della natura umana redenta da Cristo: cioé che più noi siamo pronti a perdonare meno siamo chiamati a farlo. «Allenate fin da piccoli i vostri bimbi a perdonare ogni minimo sgarbo consiglia padre Keller, il fondatore dei movimento dei “Cristofori”. Ne avranno bisogno soprattutto da adulti. lo sarei dell’idea che i giovani all’altare quando si sposano dovrebbero giurarsi perdono reciproco, oltre che fedeltà e amore reciproco. 11 perdono reciproco salverebbe molti matrimoni e li renderebbe felici.

Il perdono è la condizione dell’amore quaggiù, in attesa dell’unità perfetta del Cielo.

AIUTATELI A CARICARSI DI SPERANZA

«Il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore» (Is 60,19).

Occorre spalancare il cuore dei ragazzi a una grande speranza. Non si dica con rammarico: «Tutto passa, ma «Tutto viene». La speranza è la memoria del futuro. Noi veniamo dal Padre e torniamo al Padre. Siamo incamminati non verso la distruzione e la morte, ma verso la vita che ci attende, verso il ritorno a Casa. Questa scoperta avviene attraverso l’azione dello Spirito Santo.

Insegnando ai ragazzi il segreto di amare e ascoltare lo Spirito Santo in loro e a vivere “nell’attesa del Signore che viene”, li aiuteremo a caricarsi di speranza e ad andare incontro al futuro che li attende con ottimismo, fiducia e gioia.

AIUTATELI A VIVERE IN GRAZIA DI DIO

«La vostra tristezza si cambierà in gioia»(Gv 16,20).

Occorre aiutare i giovani a vivere nella gioia, superando i momenti di tristezza e di malinconia.

* Gli psicologi notano che la malinconia e lo sconforto possono investire gli individui a intervalli di una sorprendente regolarità. A una persona possono venire ogni quindici giorni; a un’agra persona ogni due mesi. Uno studioso, al termine di una larga inchiesta tra studenti universitari, notò che la malinconia e la depressione sono più frequenti nella prima e nell’ultima mezzora del giorno, più accentuate al lunedì e toccano punte allarmanti durante i primi tre mesi dell’anno.

L’arma più prodigiosa per vincere la malinconia è vivere in Grazia di Dio.

Occorre che i giovani lo sappiano. II peccato porta alla depressione e alla noia, la presenza di Dio in noi solleva invece stati d’animo di fiducia, di ottimismo e di gioia; ci porta a uscire dal nostro io chiuso e ristretto, per aprirci agli altri.

AIUTATELI NELL’ETÀ CRITICA

«Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51).

Quindici anni. è l’età critica. Dai dodici ai quindici anni il ragazzo attraversa un periodo burrascoso.

Sembra che provi piacere a rompere tutte le regole, a rivoltarsi contro tutti. I genitori e gli insegnanti lo sanno bene: è testardo come un bimbo di tre anni o come un mulo, ma è più pericoloso. Ha detto addio al paradiso della sua fanciullezza, ma non è ancora preparato per inserirsi nel mondo degli adulti. Si sente immensamente insicuro. «Tutti gli altri sono qualcosa e io sono nulla, diceva un ragazzo di 14 anni in preda a un.profondo sconforto.

* Nel periodo della vita in cui il ragazzo abbatte ogni suo idolo precedente; gli piace devastare gli ordinamenti sociali. Certi genitori si dimettono davanti ai loro figli in quell’età critica e lasciano che tutto vada a catafascio. Il ragazzo sente che sta staccandosi dai suoi genitori. E ciò non avviene senza dolore per ambedue le parti. La maggior parte delle mamme di solito non comprende che è il momento in cui il ragazzo si stacca dalla madre per poterla più tardi amare di nuovo e in tutt’altro modo.

* Sono tre anni duri da passare. A scuola il ragazzo peggiora; diventa un estraneo nella propria famiglia. Si dimostra aItezzoso e prepotente. Ha bisogno che un padre o un educatore gli parli, con una comprensione e un rispetto estremo. Ha bisogno che il babbo venga a sederglisi accanto e gli dica: « Ti capisco, ragazzo mio, lo so, l’ho provato anch’io quando avevo la tua età». Ha bisogno che il babbo gli dia fiducia e che, senza sentirsi offeso, sappia conservare il silenzio quando il ragazzo è in una delle sue fasi di mutismo; che sappia rispondere al suo richiamo silenzioso.

«Esorta i più giovani a essere assennati, offrendo te stesso come esempio in tutto di buona condotta» (Tt 2,67).

* L’adolescente è sensibilissimo; ha bisogno del nostro aiuto. La sua personalità sta attraversando stadi delicati: dall’organizzazione (infanzia), attraverso la disorganizzazione (adolescenza), alla riorganizzazione (età adulta). Ha un compito enorme e il tempo è breve: troppe cose gli accadono tutte insieme. Squilibri somatici, stimoli psichici, cadute efranamenti morali. E’ assalito da terrori che crede di essere il solo a provare, senza sapere che sono comuni atutti, che i dolori suoi sono i dolori di tutta l’umanità.

* Lenite la sua inquietudine la sua scontentezza. L’adolescenza è spesso un periodo di grande turbamento, un periodo d’incertezza e di dubbi, l’età dell’incoerenza e dell’ambivalenza. I genitori e gli educatori possono aiutarlo soprattutto portandolo a vivere in grazia di Dio.

Nell’atteggiamento verso i giovani, distinguete bene tra sentimenti e azioni. Occorre essere tolleranti quando si tratta di sentimenti e di esuberanze giovanili; severi quando ci si trova di fronte a comportamenti e a una condotta morale inaccettabili. Il nostro affetto silenzioso sarà il loro maggior sostegno. Diceva una ragazza di 17 anni, esprimendo la sua gratitudine a una persona che l’aveva aiutata: «Tu, in apparenza, non hai fatto altro che essere presente: come un porto che se ne sta n a braccia aperte, sempre pronto ad accogliere il navigante che torna a casa.

INSEGNATEGLI LA LETTURA PROFONDA

«Le parole che vi ho detto sono Spirito e Vita» (Gv 6,63).

* L’adolescente a mezzo di libri, cerca di esplorare il mondo dello spirito che gli fiammeggia in ogni parola; ogni volta che il contenuto di un libro gli rivela qualcosa di importante, egli ne vuole decifrare l’enigma.

* Si può leggere un libro in fretta, ma se lo si legge adagio è tutt’altra cosa. Allenate il ragazzo a leggere molto lentamente alcuni libri più importanti e orientativi della sua vita: abituatelo ad analizzare certi brani, a rileggerli magari più adagio, a restarci sopra anche per pochi minuti a pensarci su prima di andare avanti. Pressappoco come un pianista che studia un brano musicale. «Ho imparatoa leggere adagissimo il Vangelo di San Giovanni ebbe a dire un ragazzo di 17 anni E’ come una calamita; una volta che si è cominciato a leggerlo, non lo si lascia più. Le parole si accumulano l’una sull’altra con un magnetismo divino. Ogni parola di San Giovanni è un lampo.

EDUCATELO ALLA SINCERITÀ CON SE STESSO

«Questo è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza di esserci comportati nel mondo… con la santità e la sincerità che vengono da Dio» (2 Cor 1,12).

Essere sinceri con se stessi è un modo di vita, ma non è facile. La sincerità con se stessi viene anche chiamata con un’espressione meravigliosa: « L’io aperto». C’è il pericolo però di scoraggiarsi e di deprimersi. La sincerità con se stessi non va confusa con la depressione. L’autentica sincerità include una valutazione del bene e del male che allignano in noi. Si devono riconoscere i propri difetti; ma si devono anche riconoscere le proprie capacità e possibilità di miglioramento.

* La sincerità con se stessi aiuta ad accettarsi così come siamo, con i nostri limiti e debolezze; e, cosa importante, aiuta ad accettare gli altri così come sono.

INSEGNATEGLI AD APRIRVI IL CUORE

«Ho vegliato su di loro e nessuno di loro è andato perduto» (Gv 17,12).

‘ I ragazzi, soprattutto nell’adolescenza, tendono d’istinto a tenere nascoste agli occhi degli adulti le loro lotte morali, i loro crolli e i loro fallimenti. Occorre illuminarli con la lampada della comprensione, con la luce della Parola di Dio e della bontà, se si vuole aiutarli a liberarsi dai loro tormenti segreti.

* L’adolescente tende all’autonomia e all’indipendenza. Ma gli adulti non possono rinunciare a esercitare il loro controllo e guidarli con tutta bontà. Occorre rispettare le opinioni e gli atteggiamenti dei ragazzi, occorre dare la giusta importanza ai loro sogni e ai loro desideri, ma bisogna riservarsi il diritto di bloccare e di indirizzare alcune delle loro azioni. In quanto

adulti non bisogna essere i loro deboli compagni di gioco, ma loro affettuosi custodi, solleciti e forti pe fronteggiare la loro temporanea animosità quando si tratta di pericoli morali o, peggio, di peccati.

* Se il ragazzo trova negli educatori e nei genitori fermezza e comprensione, è facile che si apra.

DATEGLI UN IDEALE

«Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù» (Mt 6,33).

* I giovani non sono mai stati cos) istruiti, agevolati e ricchi di talento come oggi. Perché allora sono tanto insicuri, infelici e scontenti? A un famoso cantante fu chiesto quale fosse la sua ricetta per la felicità. «lo non sono felice rispose. Sono profondamente solo. Quel giovane esprimeva l’ansiosa ricerca della gioventù moderna.

* «lo vorrei scrisse uno dei più celebri uomini d’oggi che i Dieci Comandamenti e il Discorso della Montagna del Vangelo di San Matteo venissero letti ogni mattina nelle scuole di tutto il mondo». 1 giovani vogliono un ideale, sono assetati di gioia. E intuiscono che la gioia nasce dalla dedizione a una grande causa da servire. Diceva Gesù: «Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde l’anima?».

* Per avere la gioia, i giovani d’oggi hanno bisogno di fede, una fede che impegni e trasformi la loro vita: ed è quanto Gesù può dare. Gesù lanciò un ideale stupendamente affascinante: il Regno di Dio.

Commento di Don Carlo De Ambrogio.

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