acquerello raffigurante Dio Padre nel regno dei cieli
"Dio Padre benedicente", acquerello originale ildonodellamore.it

Un tema consueto della predicazione di Gesù è l’annuncio della venuta del Regno.

Attraverso le sue opere e per mezzo della sua parola, Gesù proclama il dominio di Dio usando le espressioni “il Regno di Dio”, citate in Matteo e Luca e “il Regno dei Cieli” in Matteo.

Queste due espressioni hanno lo stesso significato:
infatti in ebraico il termine “Cielo” è sostitutivo di “Dio”.

La definizione originaria del Regno

Non è semplice stabilire cosa intendesse Gesù con l’espressione “Regno di Dio”. Egli non definì mai con precisione cosa fosse:
si presentò invece personalmente come il messaggero e il portatore della regalità escatologica di Dio (ossia legata al destino dell’uomo e dell’universo).

Ciò che colpisce è come Gesù abbia parlato in maniera originale del Regno. Infatti, l’espressione “Regno di Dio” era usata in quel tempo da molte persone, ma con significati e prospettive diverse.

• per i farisei:
il Regno di Dio si sarebbe attuato in Isreale, quando il popolo avrebbe praticato in modo rigoroso e perfetto l’osservanza della Legge.

• per gli zeloti:
il Regno di Dio era la sovranità religioso-politica di Israele che si sarebbe realizzata con la cacciata dei romani.

• per i gruppi apocalittici:
il Regno di Dio sarebbe coinciso con la fine di questo mondo e con la realizzazione di nuovi cieli e nuove terre, profetizzati da Isaia.

Il punto di vista di Gesù

Gesù presenta il Regno di Dio come un regno di giustizia, di libertà, di speranza, di pace.

Questi elementi sono ispirati dalle Scritture, ma Gesù aggiunge alcuni elementi nuobi, che è possibile sintetizzare in due dimensioni:

  • una dimensione futura escatologica;
  • una dimensione della presenza.

La dimensione escatologica

L’invocazione del Padre Nostro “venga il tuo regno” (Mt 6,10; Lc 11,2) e il senso delle Beatitudini, affermano una vera e propria dichiarazione escatologica.

A tale riguardo, il professore Rinaldo Fabris, che ha insegnato esegesi del Nuovo Testamento nel Seminario teologico di Udine, scrive:

L’espressione “il Regno di Dio” non indica prima di tutto il territorio, né l’ambito o l’epoca della sua sovranità storico-nazionale, sia pure spirituale-etica, presente o futura, ma esprime la realtà dinamica della manifestazione potente e gloriosa e la presenza salvifica di Dio. Le divergenti concezioni all’interno del Giudaismo riguardavano la delimitazione dell’ambito della sovranità di Dio, circoscritta alla nazione di Israele, alla sua storia presente oppure estesa a tutti i popoli e proiettata all’orizzonte escatologico.

R.Fabris, Gesù di Nazaret. Storia e interpretazione, Assisi, Cittadella 1983, p. 118

La dimensione della Presenza

Gesù afferma, nella sua predicazione, che il Regno di Dio è già presente nelle sue parole e nelle sue opere.

Infatti Gesù afferma che accettare le sue parole e i suoi gesti è presupposto necessario per la realizzazione del futuro di Dio.

Fidarsi della parola di Gesù è accettare che il Regno è qui.

A tale proposito è rappresentativo il racconto di Luca (11,20) che riporta un detto di Gesù, espresso dopo la cacciata del demonio muto, egli disse:

“Se invece scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il Regno di Dio”.

Una concezione originale di Dio

Un’altra peculiare caratteristica del pensiero innovativo di Gesù che si pu òdedurre dalla lettura dei Vangeli è sicuramente la sua originale concezione di Dio.

Infatti, Gesù non parlava di Dio dipingendolo come un giudice severo, pronto a condannare gli imperfetti, come le idee tradizionali del tempo.

Il Dio presentato da Gesù è un padre amabile, attento a ogni singolo essere umano, a ogni donna e uomo.
È un padre amoroso, previdente, che si prende cura di tutti i suoi figli.

Nel Vangelo di Matteo si legge (6, 26):

Guardate gli uccelli del cielo; non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.

Un Dio Paterno

Gesù esprime questa vicinanza con Dio anche nel suo modo di parlare, nei termini che usa, nel suo linguaggio.
Egli si rivolge a Dio usando il termine aramaico “abba” che proviene dal linguaggio infantile e il suo significato è quello di “papà” nel tipico senso familiare e intimo.

La preghiera di Gesù

Questa originale concezione di Dio è ben espressa nella preghiera del Padre Nostro, che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli.

In questa preghiera Gesù afferma con fermezza e sicurezza che Dio provvederà a tutti i suoi figli e li salverà.

Il comandamento dell’Amore

Un ulteriore punto di vista estremamente innovativo all’interno del messaggio di Gesù è rappresentato nel comando di amare i nemici:

Ma voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A chi ti percuote sulla guancia destra, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo non richiederlo.

È storicamente la prima volta in assoluto che si incontra un insegnamento di questo genere che diffonde l’idea dell’amore per i propri nemici.

Soprattutto, è particolarmente evidente il fatto che questo comando sia una regola che Gesù invita a rispettare all’interno della propria comunità di discepoli.

Questo comandamento è legato a quello più generale dell’amore verso il prossimo:

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”
Gesù rispose: “il primo è: Ascolta, Israele.
Il Signore Dio nostro è l’unico Signore, amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

È il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”.

Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli l’unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val di più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.

Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse; “Non sei lontano dal Regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Gesù ha rivoluzionato l’idea del prossimo, estendendola ad ogni uomo, ad ogni persona bisognosa, ma anche al reietto, all’impuro, al peccatore e al nemico.
Accogliendo i suoi comandamenti, accogliendo la sua parola, ci avviciniamo al Regno di Dio.

La parabola della zizzania

Concludiamo con una delle cosiddette “Parabole del Regno”, quella della zizzania, riportata nel vangelo di Matteo (13, 24-30).

Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha disseminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero:
“[…] vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?”.
“No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania con essa sradicate anche il grano.
Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: ‘cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio'”.

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