San Benedetto nacque nel 480 (data più accreditata) nella provincia di Norcia e morì nel 547 a Montecassino.
San Benedetto venne proclamato da Papa Paolo VI Patrono d’Europa il 24 ottobre 1964.
Oltre a essere Patrono d’Europa, San Benedetto è riconosciuto come protettore degli agricoltori, ingegneri, speleologi, mezzadri, scolari, nonché invocato contro le malattie infettive (scopri le preghiere contro le malattie infettive).

San Benedetto da Norcia viene festeggiato l’11 luglio, ma si venera anche il 21 marzo (poiché tradizionalmente era questa la data in cui veniva ricordato).

Biografia

Il santo proveniva da una famiglia benestante. I genitori lo mandarono per la sua formazione a studiare a Roma – tuttavia, come racconta Gregorio Magno, egli non riuscì a seguire le indicazioni dei genitori.
Il giovane Benedetto non si riconosceva negli atteggiamenti dei suoi compagni di studi, che conducevano la vita in modo dissoluto.
Così ancor prima di concludere i suoi studi, lasciò Roma e si ritiro come eremita a Subiaco. Visse per tre anni completamente solo all’interno di una grotta – la quale sarà il cuore del monastero benedettino chiamato “Sacro Speco”.

Sperimentò la solitudine con Dio, periodo che gli diede la maturazione utile per affrontare il suo percorso successivo. In questo periodo affrontò le sue principali tentazioni: la tentazione dell’autoaffermazione, della sessualità e dell’ira e della vendetta. Reputava necessario, per poter proseguire la sua crescita spirituale, annullare i pesi della sua anima e riappacificarsi con il creato.

Una volta raggiunta una riappacificazione con la sua anima, decise di fondare i primi monasteri benedettini nella valle dell’Anio, proprio vicino alle terre di Subiaco.

Nel 529 abbandonò Subiaco per spostarsi verso Montecassino. Ci sono diversi racconti dietro questa scelta, tra cui quello legato a una possibile invidia di un ecclesiastico locale.
Per Gregorio Magno questo spostamento da Subiaco a Montecasino ha esclusivamente un carattere simbolico: la vita monastica nel nascondimento ha una sua ragion d’ essere, ma un monastero ha anche una sua finalità pubblica nella vita della Chiesa e della società.
Deve dare visibilità alla fede come forza di Dio.

Nel 547 Benedetto passò al Regno dei Cieli lasciando sulla Terra la sua Regola e la famiglia benedettina che tuttora porta proseliti.
Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini.

Uomo concreto, San Benedetto volle lasciare un modello di vita finalizzato alla perfezione e all’elevazione spirituale, ma non limitato alla trascendenza. Come Dio interviene nelle situazioni concrete della vita dell’uomo, di ogni uomo, così l’uomo stesso non deve dimenticare mai la sua presenza, glorificandola sì con la preghiera, ma anche con le azioni di ogni giorno, con il lavoro, appunto, e la carità.
Azione e contemplazione, dunque, non solo per i monaci, ma per chiunque voglia accostarsi a Dio e vivere nella sua luce, nel suo cammino, seguendo le orme di Gesù Cristo, abbracciando con umiltà e gioia le fatiche e gli impegni quotidiani.

Per San Gregorio è “un astro luminoso” in un’epoca segnata da una grave crisi di valori.

La Preghiera e il Lavoro

“L’ozio – scrive San Benedetto nella Regola – è nemico dell’anima; è per questo che i fratelli devono, in determinate ore, dedicarsi al lavoro manuale, in altre invece, alla lettura dei libri contenenti la parola di Dio”. Preghiera e lavoro non sono in contrapposizione ma stabiliscono un rapporto simbiotico. Senza preghiera, non è possibile l’incontro con Dio. Ma la vita monastica, definita da Benedetto “una scuola del servizio del Signore”, non può prescindere dall’impegno concreto. Il lavoro è un’estensione della preghiera. “Il Signore – ci ricorda San Benedetto – attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti”.

La regola di San Benedetto

Nella figura di San Benedetto son stati riconosciuti molti miracoli. Tuttavia si concorda che il miracolo più duraturo è la composizione della Regola del padre benedettino (datata attorno al 530 D.C.).
La regola è un manuale, un codice di preghiera per la vita monastica. Lo stile, sin dalle prime parole, è familiare. Dal prologo fino all’ultimo dei 73 capitoli, Benedetto esorta i monaci a tendere “l’orecchio del cuore”, a “non disperare mai della misericordia di Dio”: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro, e tendi l’orecchio del tuo cuore; accogli di buon animo i consigli di un padre che ti vuole bene per ritornare con la fatica dell’obbedienza a Colui dal quale ti eri allontanato per l’accidia della disobbedienza”.

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