San Gennaro e la Solfatara di Pozzuoli

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Chiesa di San Gennaro alla Solfatara, Pozzuoli.

Orari Messe

Giorni Festivi

11.00 – 12.30 – 18.30

Giorni Feriali

9.00 – 18.30


Un antico monumento di fede e di arte presso la Solfatara di Pozzuoli

Tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo, vicino alla Solfatara, dove nel 305, Gennaro Vescovo di Benevento subì il martirio, sorse una basilica in suo onore.

Di essa è rimasto soltanto l’Altare, noto come la pietra sulla quale sarebbe stato decapitato il Santo.

L’eruzione della Solfatara, avvenuta nel 1198, provocò la sua rovina e fu più volte restaurata in seguito ai ricorrenti sismi, specialmente quelli che precedettero la tremenda eruzione.

Fu ricostruita in forme più ampie nel 1584, a spese del Comune di Napoli, su una porzione di suolo di proprietà dei canonici della cattedrale di Pozzuoli.

Nello stesso tempo, accanto alla chiesa, fu edificato il convento dei Frati Minori Cappuccini che la occupano fin da allora e officiano il sacro edificio con cura e zelo.
In un resoconto – Relatio ad Sacra Limina– sulla diocesi di Pozzuoli, inviato al papa nel 1589 dal vescovo Leonardo Vairo ( 1587 – 1603 ), si legge:

” …La grande et universale devotione delli signori napolitani hanno edificato un nobile et bello monastero de’ padri Capuccini sotto la invocatione di detto santo Gianuario, dove officiano con tanta devotione et essemblarità di vita, che piamente si crede che per l’orationi di detti padri sia cessati li terremoti ch’erano tanto grandi et assidui che facevano cascare le case, et davano gran spavento a gli habitanti, et da cinque anni in qua che fu edificato detto monastero non se n’è sentito altro gratia al Signore...” ( D.Ambrasi, A. D’Ambrosio, La Diocesi e i Vescovi di Pozzuoli, Napoli 1990, p.90 ).

La chiesa di San Gennaro, dopo il 1584 diventò, con il tempo, un famoso luogo di culto del Santo e Vescovo martire e meta di continui e devoti pellegrinaggi, specialmente da Napoli, tanto da meritare il titolo di santuario; pertanto, tra il 1701 e il 1708, su progetto dell’architetto Ferdinando Sanfelice l’edificio fu ampliato e reso più decoroso.

Ma un incendio, scoppiato nella notte tra il 21 e 22 febbraio 1860, lo distrusse per metà. Restaurato in breve tempo a spese del comune di Napoli e dei fedeli puteolani, nel 1926 fu arricchito di marmi e pitture di Luigi Tammaro.

L’11 febbraio 1945 il vescovo di Pozzuoli Alfonso Castaldo ( 1934 – 1966 ) elevò il santuario a parrocchia, intitolandola a San Gennaro vescovo e martire, e Santi Festo e Desiderio martiri, affidandone la cura agli stessi Frati Minori Cappuccini. 

Sulla pietra porosa sono rimaste solo poche macchie del sangue di San Gennaro, nere durante tutto l’anno. Ma nei giorni che precedono l’anniversario della sua decapitazione assumono ogni giorno di più un colore rosso rubino.

Una persona non credente o estremamente razionale non riesce a vedere quello che significa il miracolo del sangue. E’ qualcosa di impalpabile, straordinario. Il fenomeno del sangue di San Gennaro continua a non avere una spiegazione scientifica, a restare quindi un mistero.

Affidandosi all’intercessione del loro patrono, i napoletani sono stati salvati dalla fame, dalla peste, dalla lava del Vesuvio e dai terremoti.

San Gennaro è protettore degli orafi e dei donatori di sangue ed è patrono anche di Benevento, Sassari e Torre del Greco.

La morte di San Gennaro

Durante la persecuzione di Diocleziano, Gennaro, vescovo di Benevento, si recò a Pozzuoli per far visita ai fedeli. Saputo di questo viaggio, Sessio, diacono dell’odierna Miseno, gli andò incontro. Quest’ultimo venne, però, fermato lungo la strada e arrestato per ordine di Dragonzio, giudice anticristiano.

Saputo dell’accaduto, Gennaro andò a trovare l’amico finito in carcere a causa sua. Dragonzio approfittò dell’occasione per arrestare anche lui. La sentenza fu di adorazione forzata degli idoli agli altari pagani.

Naturalmente Gennaro rifiutò. Al rifiuto, Dragonzio sentenziò che fossero divorati dalle belve nell’anfiteatro. La comunità cristiana si ribellò, ma ottenne solo la conversione della pena: la decapitazione.

Bassorilievo della decapitazione di L.Vaccaro – Pozzuoli, Santuario di San Gennaro


A sentenza eseguita, alcuni cristiani si incaricarono di seppellire i martiri e di conservare un po’ del loro sangue, rito usuale all’epoca dei fatti.

Il sangue di Gennaro fu tenuto in custodia dalla sua nutrice in due ampolle, mentre il corpo venne sistemato prima a Fuorigrotta e poi in quelle che oggi sono le Catacombe di San Gennaro a Capodimonte.

Un secolo dopo, nel 431, in occasione della traslazione delle reliquie del Santo da Pozzuoli a Napoli, un’altra donna presentò le due ampolle, affermando che contenevano il sangue coagulato del martire. 

Come per provare la sincerità della donna, sembra che il sangue si liquefece all’improvviso sotto gli occhi del vescovo e della folla riunita ad assistere alla cerimonia di traslazione.

Il miracolo, da allora, si ripete ogni anno in una delle date legate al santo: la vigilia della prima domenica di maggio, data della traslazione, il 16 dicembre (anniversario dell’eruzione vesuviana del 1631 durante la quale i napoletani invocarono il santo a protezione) e il 19 settembre, per ricordare il martirio.

Il fenomeno parrebbe ripetersi anche nella pietra porosa, impregnata del suo sangue, nel monastero di Pozzuoli, soprattutto a ridosso dell’anniversario del martirio.

 Festa di San Gennaro: 19 Settembre

Cenni sul complesso convenutale

Al posto di un’antica cappella, eretta secondo la tradizione sul luogo del martirio di San Gennaro e dei suoi compagni, furono costruiti, tra il 1574 ed il 1580, a spese del Municipio di Napoli, la chiesa e il monastero con 20 celle, affidate alla custodia dei Frati Minori Cappuccini nel 1582.

In breve tempo il complesso conventuale divenne uno dei più importanti della Provincia Religiosa Napoletana, tanto da avere alle sue dipendenze ben tre ospizi: uno a Napoli nella zona di Chiaia, un altro a Calvizzano e il terzo, con funzione di residenza estiva dei frati, nei pressi di Pozzuoli, sulla via Regia (corso Umberto I) e in prossimità del mare.

La chiesa, arricchita ed ampliata nel 1701, fu quasi totalmente distrutta dall’incendio sviluppatosi nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1860. Tempestivamente ricostruita su progetto dell’architetto Ignazio Rispoli, fu completata appena dopo il colera del 1866 anche con il contributo dei puteolani. Restaurata e riconsacrata nel 1877, decorata con pitture di Luigi Tammaro nel 1926, il vescovo Alfonso Castaldo (1934 – 1966) elevò la chiesa di San Gennaro a parrocchia l’11 febbraio 1945, dedicandola anche ai martiri Festo e Desiderio.

 Il complesso monastico è ubicato lungo la moderna via Diomitiana (via San Gennaro – Agnano) che ricalca in più punti lo stesso tracciato dell’antica Antiniana. A quota 120 metri circa sul livello del mare e in posizione dominante l’intero golfo di Pozzuoli, la struttura è adagiata su ampie terrazze in buona parte utilizzate ad orto e giardino. Chiesa e convento, sistemati a monte del predetto orto, sono distribuiti intorno ad un piccolo chiostro, secondo le regole classiche delle costruzione benedettine. A destra dell’ingresso della chiesa si entra nel monastero che si sviluppa su due livelli: a piano terra sono sistemati i servizi e la foresteria, al primo, le celle, per la maggior parte esposte ad Ovest verso il panorama della città di Pozzuoli. la forma originaria della costruzione, però, ha perso quasi integralmente la sua fisionomia cinquecentesca, per le numerose manomissioni e per l’aggiunta di altri corpi di fabbrica costruiti di recente. L’orto, enormemente ridotto all’inizio del nostro secolo con la costruzione del Tubercolosario, poi sede dell’Ospedale del Sovrano Ordine Militare di Malta (S.M.O.M.), occupa due terrazze, collegate mediante una scala che cinge la costruzione cilindrica della cisterna.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli\1986.

Preghiera a San Gennaro

Durante la recita dei misteri del rosario, potete aggiungere questa preghiera rivolta a San Gennaro:

O martire invitto e mio potente avvocato San Gennaro, 
io umile vostro servo mi prostro innanzi a voi, e ringrazio 
la Santissima Trinità della gloria che vi ha elargita nel Cielo, 
e della potenza che vi comunica sulla terra
a pro di quelli che a Voi ricorrono.


Mi compiaccio soprattutto per quel miracolo
strepitoso che dopo tanti secoli si rinnova nel vostro sangue, 
già versato per amore di Gesù, e per tale singolare privilegio 
vi prego di soccorrermi in ogni mia bisogna e specialmente 
nelle tribolazioni che adesso mi straziano il cuore.
Amen.